8 marzo 2009

L'Italia delle donne, o dei maschi?

Oggi è l’8 marzo, ovvero la festa della donna.

Esattamente 100 anni fa, nel 1909 ci fu la prima, indetta dal Partito Socialista Americano. Nacque per ricordare un gruppo di donne che protestarono per prime, nel 1857, contro le pietose condizioni di lavoro e per risposta, subirono un duro attacco della polizia. L’evento tragico, in cui 146 persone (tra queste molte donne) morirono per un incendio in una fabbrica, risale invece al 1911 (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_Internazionale_della_Donna).

Se non fosse per il giusto ricordo di queste ed altre tragedie, che videro le donne come vittime, non potremmo certo permetterci di dedicare una festa, almeno in Italia, alle donne. Infatti, nel nostro Paese, non sono molto rispettate, come si evince da svariati dati, tra cui questi scritti sotto proveniente dall'Eurispes.
L’Eurispes, nel 2006, per la giornata mondiale della donna (8 marzo) svolse alcune interviste a donne italiane. Potete leggere alcuni dati che ho selezionato:
le donne con un impiego sono il 45%, record negativo nell’Unione Europea a 15 (il record positivo spetta invece alla Danimarca: 73%; in Spagna, che fino a pochi anni fa consideravamo più retrogada del nostro stivalone, quasi una donna su due lavora).

Questo dato si spiega per una grave carenza del nostro Stato. Infatti, specialmente al Sud, la quantità di asilo nido non soddisfa le richieste:a Foggia trova posto nell'asilo pubblico appena 1 bambino su 100, a Reggio Calabria, a Nocera Inferiore e Torre Annunziata, comuni della Campania, 1 su 50
(fonte: DonnEuropee Federcasalinghe. http://www.asca.it/news-8_MARZO__FEDERCASALINGHE__PER_NON_DIMENTICARE_EMERGENZA_ASILI_NIDO-813691-ORA-.html).
Non dimentichiamo inoltre il 40% degli uomini italiani, secondo cui la cura della casa spetta alla donna che, impegnata a rassettare, lavare, stirare, avrà meno tempo ed energie per un lavoro e quindi soddisfazioni personali.
Sono insufficenti anche le risorse finanziarie destinate alla famiglia (per assegni familiari, assegni di maternità, sostegno alle giovani coppie per l’acquisto della prima casa, ecc.), sono escluse da tali benefici le coppie di fatto (può essere un passo che porta al matrimonio) che sono quasi 700.000, mentre le lavoratrici atipiche non possono fruire, per esempio, dei congedi parentali o, il più delle volte, si vedono corrispondere delle risibili indennità di maternità.
Tra quelle che lavorano (come ho appena scritto, poche) neanche il 22% ha un lavoro part-time e questo, considerando i figli e i lavori domestici, influisce poi molto sulla qualità della vita in famiglia. Che dire dei capi? Per il 21% delle donne, il capo è spesso un tiranno e solo il 17% di esse può prendere decisioni sul posto di lavoro. Per 3 donne su 10 ciò non accade mai!

Ora c’è un punto dolente, creato dai noi maschi italiani che ricopriamo posti importanti nella società, noi maschi italiani che abbiamo un’idea precisa della donna, che la vogliamo bella e subordinata, non al nostro pari dunque. Questo punto si trasforma in un dato allarmante: il 62% delle donne fra i 35 e i 44 anni, spinte, penso, da questo Paese maschilista e totalmente differente da come una donna è (dolce, onestamente determinata, ecc.), vede nella raccomandazione una strada praticabile, strada praticabile per una giovanissima su due. Penso che questo mondo prodotto dai maschi che dominano la società, abbia creato, generazione dopo generazione, masse di donne attirate più dall’aspetto esteriore finto (trucco, colorazione capelli, vestiti, ecc.), che alla naturalità ed alla preparazione culturale, quindi masse di donne che si prestano allo sporco gioco maschile, in cui la donna deve coprire il ruolo della bambola.
Ciò nonostante, io non sono totalmente favorevole alle famose “quote rosa”, infatti penso sia la dimostrazione del nostro fallimento (stesso ragionamento che ho usato per le macchinette in Parlamento contro i “pianisti”) e, se dobbiamo ricorrere per legge ad un’ovvietà, significa che siamo marci.

C’è un dato, sempre Eurispes, che forse ha bisogno di riflessione per essere capito.
Il dato dice che la percentuale di quanti non giudicano necessari interventi a favore della femminilizzazione della politica, è pari al 3% tra gli elettori di sinistra e al 3,7% tra quelli del centro-sinistra, al 6,6% tra quelli di centro, mentre, attenzione, al 17,2% e al 20,6% per, rispettivamente, gli elettori di centro-destra e destra.
Riflessione perchè forse può trarre in inganno. Se sappiamo che la Sinistra si batte per le quote rosa, possiamo fare l’errore di pensare che gli elettori di Destra siano maschilisti e legati ad una concezione patriarcale non solo della famiglia, ma anche della società. O forse, e questo punto spero sia la verità, vogliono che non vi siano leggi per questa parità fra i sessi, ma vogliono semplicemente che venga usata la meritrocazia, cosa di cui parla molto questo attuale Governo di centro-destra.

Ma, per capire quanto ancora siamo soggiogati da una religione che mette la donna in seconda posizione, poichè creata solo dopo l’uomo e da esso, notiamo come siano le stesse donne ad essere soggiogate, infatti solo il 48% è d’accordo col fatto che le donne potrebbero dire messa e il 45% contrario. Si spera che la percentuale restante rispose no, perchè non credente.
Qui, http://www.utopia.it/vox1/400antinomie1.htm, un pò di frasi misogine nella Bibbia.
Non c’è parità fra uomo e donna in Italia, infatti, secondo il “The Global Gender Gap Report 2006”, siamo al 77° posto nel mondo. I primi 3 posti risiedono in Scandinavia (fonte: http://www.giovanidubbiosi.it/alessandrodovidio5.htm): Svezia, Norvegia (si punta ad un 40% di quote rosa) e Finlandia (il presidente della Repubblica è una donna, tale Tarja Halonen), forse perchè in questi Paesi la popolazione è stata molto ritrosa ad abbandonare la loro religione pagana che si rifaceva alla natura. Sembra che i Paesi con elevati livelli di istruzione siano più propensi alla tolleranza e meno inclini alla religione.
Il rapporto del 2007, invece, è ancora più impietoso nei nostri riguardi: 84° posto. Spagna, nostra agguerrita rivale: 10° posto (fonte: http://www.weforum.org/pdf/gendergap/rankings2007.pdf).

Confido in un ottimo lavoro da parte delle nostre ministre e anno dopo anno rileggerò con enfasi queste classifiche per vedere se il progresso va di pari passo con i diritti o solo con i profitti delle grandi aziende.

Concludo chiedendomi perchè, una ragazza dall'aspetto cosi innocuo e fragile, cantando "Sincerità", anzichè tediarci con le solite storie d'amore, non abbia decantato questi sinceri dati italiani.

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