21 ottobre 2016

WE ARE ASOCIAL

Siamo così SOCIAL che per parlare col prossimo, persino coi nostri parenti più stretti e amici più fidati e cari, siamo costretti a ricorrere all'uso dei social network.

Ovvero, dobbiamo possedere computer e/o telefonino.

Dobbiamo sottoscrivere un abbonamento per la connession ad Internet.

Dobbiamo cercare i siti maggiormente usati dalla massa (per la serie: sempre pecoroni, dalla nascita alla morte!).

Oltre a cercarli e trovarli, ci dobbiamo registrare lasciando traccia dei nostri pensieri e della nostra vita. Anzi, altro che traccia, lasciamo proprio la lista di ciò che siamo e tutto va a finire nelle mani di pochissime e grandissime aziende multinazionali che ci forniscono un servizio gratuito.

Gratuito perché usano i nostri dati. Per pubblicità. Il male minore. Ma anche per controllarci assieme ai governi, apparati di sicurezza più o meno noti, ma anche, chissà, eserciti del male (di tutto un po' e anche se così non fosse, ci sarebbe sempre il rischio).

Insomma, siamo così SOCIAL che per parlare e sentirci in compagnia di qualcuno dobbiamo diventare ASOCIAL(I) stando da soli di fronte ad un monitor, monitor che ci succhia la vita e che ci svuota il portafoglio!

19 ottobre 2016

RENZI NOJOBS

Non ci capisco più niente: a settembre grande entusiasmo, ora la depressione.

I dati sono questi, comunque:

http://www.lastampa.it/2016/10/18/economia/gennaioagosto-crollano-le-assunzioni-i-licenziamenti-GDTQeO3Kk96DLuzEIhjpjJ/pagina.html

La fine del superbonus per le assunzioni ha provocato una riduzione del numero dei nuovi contratti di lavoro firmati dalle aziende private. Secondo i dati dell’Osservatorio Inps, in particolare crollano le assunzioni a tempo indeterminato, mentre invece l’abolizione dell’articolo 18 contenuta nel Jobs Act ha fatto impennare il numero dei licenziamenti.

non appena è venuta meno in modo significativo la convenienza ad assumere, il numero delle conversioni di contratti più precari e delle assunzioni “nuove” si sta riducendo sempre più rispetto al boom del 2015, “drogato” dagli incentivi più generosi. 

La riduzione è più consistente per i contratti a tempo indeterminato (-8,3%) che per quelli a tempo determinato (-5,2%).

Intanto, però, si registra una forte crescita dei licenziamenti. Quelli «normali» sono passati per i primi otto mesi dell’anno da 290.656 a 304.437, con un aumento di quasi 14.000 unità. Quelli «per giusta causa o giustificato motivo soggettivo» (sostanzialmente quelli per ragioni disciplinari o assimilabili, resi molto più facili dalla riforma del lavoro) nei primi 8 mesi del 2016 sono passati da 36.048 a 46.255, con un balzo di 11.020 unità in più, che corrisponde a un aumento su base annua del 28,3%.