8 giugno 2010

Propaganda e status quo

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Nei media, che siano telegiornali o quotidiani, sorgono delle problematiche, nate non dalla popolazione, riguardanti temi importanti per cui si mira a trovare una soluzione.

Lo scambio di opinioni è cosa buona e giusta, ma e' evidente che per non risolvere totalmente un problema vengano usati artifici intesi come dibattiti, affinchè quel problema entri nella testa di tutte le persone e non sia più depennabile.
Per averne la certezza lo si amplia o lo si crea solo grazie a qualche evento temporaneo, in modo che comunque la causa scatenante rimanga intatta.
Dei professionisti della politica o degli strateghi militari hanno degli obiettivi?
Vengono portati alla conoscenza dei cittadini le varie soluzioni ideate da loro, e la gente è così costretta a discutere e scegliere fra una manciata di opzioni, senza trovare il "cancro da estirpare", che diverrà una sorta di "pietra filosofale".

Qualche esempio:

C'è la crisi economica che attanaglia tutta l'Europa? Abbiamo un debito pubblico esplosivo?
Si dibatte sulle riforme necessarie atte a far crescere il PIL, ma nessuno mette in dubbio i suoi limiti composti ad esempio dall'obbligo di una crescita infinita, dal considerare positivo il consumismo e quindi l'inquinamento ed una vita svenduta al commercio e alle industrie, dalla cementificazione che deturpa il paesaggio, distrugge la natura e annienta la produzione agricola, lo spreco di energia elettrica, dal non considerare gli scambi, i baratti, il volontariato che non generano spreco, ma fiducia verso il prossimo. In questo modo si incentiva un dannoso consumo che annienta la vita ed è tutto a vantaggio degli industriali che, guarda caso, sono i finanziatori dei mass-media ed anche i primi amici dei politici quando non lo sono anch'essi.

E nessuno bada alle cause del debito pubblico, ma sembra venga considerata una cosa normale la sua crescita, una cosa verso cui nessuno sa trovare una soluzione definitiva, se non quella di tagliare il welfare, che quindi diventa un'apprezzata soluzione e, anche in questo caso, i pochi privati che detengono la maggior parte del capitale sono contenti.

C'è una guerra in Afghanistan in cui siamo coinvolti?

Innanzitutto la si chiama, almeno inizialmente per farla digerire a tutti, "Missione di pace" (e parlare di pace con le armi addosso è l'atto più sadico e cinico che io possa immaginare) e si menziona come giustificazione il terrorismo, che fa meno vittime degli eserciti, e "l'esportazione della democrazia per il povero popolo afgano", come se questo ce l'avesse chiesto o come se scegliere fra 2-3-4 partiti di islamici poco differenti fra loro, sia sinonimo di libertà.

Dopo aver dibattuto sulla Costituzione per cercare di capire se consente o meno l'uso delle armi all'estero, cala il silenzio più totale, anche sui costi (l'unico settore che non viene mai colpito dalla crisi è la Difesa), poichè i dirigenti dei mezzi di comunicazione di massa (comandanti dai politici e dagli industriali che dalle guerre guadagno miliardi, oltrechè dai militari con le loro medagliette sul petto), con altri incessanti dibattiti nascondono la questione, sperando che il popolo se ne dimentichi e, non portato alla conoscenza di massacri ed altre "amenità" necessarie, la immaginino come una vacanza in stile "Deserto dei Tartari".

Se ne torna a parlare solo quando muore un militare della propria nazione, come la news di un fulmine che ha fatto secco un turista a Rimini di cui non si sa nulla sulla sua vita fino a quel momento, e solo quando lui muore escono dal letargo i politici e litigano sul fatto se sia giusto o meno uscire da questa missione. Si possono bombardare villaggi di civili, ma si piange solo quando muore uno con le armi con la bandiera di una determinata nazione.
La propaganda mette il turbo per colpire i nemici dell'elite, sfruttando il senso patriottico insito in ogni bravo cittadino, ma scansa le notizie sul numero dei morti che il proprio Stato crea, incrementa. I media sposano le cause delle guerre e il dissenso è ammesso solo per fatti a noi vicini: morte di un soldato, appunto, o discussione sui costi.

In questo modo nessuno in Tv e sui giornali parla del perchè si ricorre ad una guerra. Nessuno si chiede se avrà una conclusione entro tempi brevi, del perchè proprio in quella zona, chi ha creato e finanziato i terroristi e così via.
In conclusione la guerra è giusta.


Nell'Abruzzo post-terremoto ci sono migliaia di sfollati a distanza di più di un anno, ci sono pm che indagano sul mancato allarme da parte degli esperti della Protezione Civile e del Cnr, nelle "tendopoli" ci fu una sorta di dittatura della Protezione Civile, poichè era vietato riunirsi e compiere volantinaggio?
Cavolate: i Tg mostrano le nuove perfette casette per alcuni fortunati gioiosi che col loro sorriso cancellano le lacrime di chi è ancora lontano dalla propria casa d'origine e da amici e parenti e continua a vivere nel dramma; la Protezione Civile di San Guido viene incensata siccome risponde alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e addirittura, più che il dramma degli aquilani, si parla del possibile attentato agli uomini al comando di Super Guido, sicuramente aizzati dalla folle e anti-italiana Sabina Guzzanti.
I problemi vengono completamente rovesciati.

Ci informiamo dalla casta degli appartenenti all'Ordine dei Giornalisti che come padroni hanno miliardari azionisti di ogni istituto, azienda, etc.?
Peccato veniale se solo un laureato e un iscritto, o un raccomandato servile, può scrivere sui giornali nazionali e farsi leggere da milioni di connazionali, molto meglio scendere in piazza perchè l'amico dei loro padroni editori, Berlusconi, legifera un bel "bavaglione" ricco anche di multe.
Sui giornali il termine "regime" compare solo quando i giornalisti e gli editori vengono colpiti. Tutte le altre leggi vergogna che passo dopo passo creano un vero regime, sono leggi da discutere animatamente nei salotti Tv per poi, a fine puntata, salutarsi con un bel sorriso e al diavolo chi muore in galera e i respinti in Libia alla faccia della nostra civiltà occidentale. Son cose che capitano, ma se ne parliamo poi chi ci aiuterà a difendere i nostri privilegi, chi andrà in giro a consumare con la mente vuota e quindi leggera? Se la gente non spende, addio pubblicità e addio al nostro bel lavoro..

Boom di divorzi e di omicidi in famiglia.
Nessuno osa mettere in dubbio l'istituzione della famiglia, infatti dopo notizie drammatiche relativa ad essa, compare magicamente una buona nuova sui bebè appena sfornati dalle dive.
Poco importa se in famiglia si crea, molte volte da subito o in quasi tutti i casi col passare del tempo, lo stesso rapporto che c'è fra carcerato e secondino, poco importa se è il regno del patriarca, del padre-padrone che si esalta tramite i suoi possessi materiali e anche fisici su moglie e figli, con questi che cresceranno in un ambiente dalle vedute ristrette.

La famiglia, dal mio punto di vista, non ha alcun motivo di esistere, infatti venne inventata nell'antichità, quando non esisteva l'esame del DNA, per assicurare al maschio la certezza della paternità.
La donna (femmina) era imprigionata (oh sì, poteva uscire, ma tanto c'era la cintura di castità che si apriva con una chiave, come fosse la porta di casa o una cassaforte) nella proprietà del virile maschio e per lui doveva (ehm..deve) sbrigare faccende domestiche e assicurargli una prole (sfornare figli a gogò). Ovvio che allo Stato piaccia e la incentivi. Più futuri cittadini=crescita Pil=maggiori entrate fiscali.
Per la donna è una forzatura, un obbligo, infatti matri-monio significa proprio "obbligo della donna", ma questo neanche le enciclopedia lo dicono.

Molto meglio, nei Tg, discutere di come risolvere il problema dei litigi tramite psicologi e, prima, accordarsi tramite un avvocato. Cosa non si fa per rilanciare l'economia!

Insomma, è come se la televisione, e gli altri mezzi, ci imboccasse dei temi e noi dovessimo per forza analizzarli, anzichè dire subito un secco sì o un secco no.

Link:
"L'inquietante rassicurazione della TV" Italia Senza Valori

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5 commenti:

Umberto ha detto...

Be, è chiaro. Il gioco è quello.
Alcune volte il tema è più semplice di quello che si possa pensare ma la televisione lo inculca come se fosse complicato e da discutere nei minimi dettagli.
Poi certo, le visioni possono contrastare. Comunque sono perfettamente d'accordo su tutto!

Dannox ha detto...

Ovviamente i dettagli non riguardano MAI la questione di fondo. Noi dobbiamo discutere delle opzioni di decisioni già prese dall'alto, nessun giornalista criticherà totalmente chi lo paga.
Ah, ho notato che avevo commesso alcuni errori ortografici; ora ho corretto.

Umberto ha detto...

Sapessi quanto ne commetto io! Capitano! :)

serafino ha detto...

CARO AMICO, QUESTO TUO ARTICOLO L'HO STAMPATO INTERAMENTE, POI ME LO RILEGGO CON CALMA E MAGARI TE LO COMMENTO IN UN MIO VIDEO - Cari saluti da Serafino Massoni -

Dannox ha detto...

Bene, grazie Serafino.
Spero di non deluderti :)