8 giugno 2010

5 anni di sollazzo in meno

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Il mondo non gira proprio come vorrei io. Ricordo che durante il primo anno di scuola superiore pensavo che non avrei retto per 5 anni (che per me divennero 6 non a caso) e, cosa succede ora? Che le lavoratrici statali andranno in pensione non più a 60, bensì a 65 anni, in perfetta parità coi lavoratori, lavorando quindi 5 anni in più.

A molti sembrerà giusto per l'uguaglianza (termine orribile) dei sessi e per le condizioni economiche attuali (crollasse una volta per sempre questo sistema, sarebbe meglio, anzichè vivacchiare distruggendo ogni cosa), ma le donne del Sud Europa sono ancora sottomesse in famigghia (volevo dire famiglia, scusate): sono loro che cucinano, lavano, stirano, cuciono e stanno coi figli piccoli.

Non dobbiamo farci ingannare dai volti sereni e tirati di Edwige Fenech e Ornella Muti.

E noi giovani?
Vivremo di più (beh noi sì, i cinesi e i nigeriani nelle miniere, dove lavorano per noi, non penso) e allora becchiamoci anche noi 5 anni di lavoro in più, quel che è giusto è giusto, le industrie poverine sono in crisi e dobbiamo darci dentro se vogliamo che lo Stato incassi tanti bei soldini per le auto blu o i cacciabombardieri. La Patria prima di tutto!
Ma lavorare da vecchi e stare in pensione da giovani, no eh?

PS: per tutti i comunisti in lettura, sappiate che non è colpa di Silvio, ma dell'infingarda UE, anche se forse i nostri dissestati conti..contano.

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