25 marzo 2014

Chi non lavora non ragiona. (Celentano vs Ivan Graziani)

Io ero rimasto alla frase di Celentano: "Chi non lavora, non fa l'amore"

Che sembra stupida, ma un fondo di verità ce l'ha, infatti un uomo senza soldi non attira alcuna attenzione da parte delle donne che ambiscono a riprodursi, per cui non farà mai il cosidetto "amore" né per gioco né per riproduzione.
La frase dunque è vera, ma allo stesso tempo fuorviante: vi pare che una persona intelligente si scelga il partner in base al lavoro e ai soldi?
Tutti parlano di amore, di sentimenti, di unione eterna, poi però se uno dei due perde il lavoro, ecco che sembra perdere anche l'intelligenza, i sentimenti e la bellezza? La cosa non ha assolutamente senso..!

Ora, però, c'è un'altra frase che ho sentito dire con veemenza:

"Io ragiono sempre perché io lavoro.. io ragiono a lavoro".

Anche questa in parte è vero, infatti per lavorare bisogna compiere dei ragionamenti.
Solo in parte perché è palese che se questa persona non lavorasse, non gli salterebbe mai in mente di ragionare su nulla che sia o pratico o esistenzialista o altro.
Insomma, si fa l'amore e ci si sente impegnati intellettualmente soltanto se ci sono anche dei soldi ed un impiego pubblicamente riconosciuto ufficialmente.

In questa bacata società, quindi, chi lavora non solo ragiona e incassa soldi, ma viene ritenuto superiore a chi non lavora proprio perché è CERTO che ragioni, così com'è CERTO che troverà qualche partner, mentre chi non lavora viene visto come uno brutto, idiota e magari pure stronzo e criminale.
Per cui se voi siete degli stronzi e non avete un lavoro, trovatevi un lavoro e tutti vi reputeranno dei tipi perfetti. Come dite? Secondo voi continuerete a rimanere stronzi? E vabbé, ma il popolino buono la pensa così, per cui per campare bene in società non vi resta che adeguarvi o dare adito alle maledette malelingue (ah, ma Ivan Graziani era un solerte ed indefesso lavoratore dedito all'ubbidienza o era uno "stronzo che non ragiona"?) 

24 marzo 2014

L'ossimoro di Napolitano

Oggi Giorgio Napolitano, l'esimio Presidente della Repubblica italiana fondata a parole sull'antifascismo, ma in pratica sui tanti fascisti amnistiati e poi assunti dallo Stato, ha affermato che "soltanto con l'unione (Unione Europea) si può avere pace".

Come dargli torto! I fatti e anche la logica stanno dalla sua parte, ma..

Ma in patriarcato il valore principale è la proprietà privata, così nella nostra storia umana vediamo che ad un certo punto le varie etnie han sempre cercato di comandare all'interno di un certo territorio, volendolo però sempre estendere, creando gli Stati. Lo Stato è una creazione che deve rimanere ("son stato fondato qui e qui sto") e che si basa sulla forza. Questa "mania" di estensione, di conquista, fa sì che i vari popoli si scontrino. E si scontrano sia fra vicini che fra lontani, perché ognuno ha il proprio regno e deve pensare al bene della sua proprietà, mica al bene dell'umanità intera.

Dove sta il controsenso di Napolitano?
In questo: se l'unione degli Stati ha prodotto e produce la pace, non è forse vero che questa unione è necessaria perché uno Stato in sé e per sé è soltanto uno strumento di guerra???
Per cui un'unione di Stati produrrà pace all'interno di questa, ma è sotto-sotto una macchina da guerra ancora più potente!

LAVORO: ma quale indipendenza, ma quale coraggio!

Lo scopo di questo blog, oltre ad evidenziare le malefatte di certi potenti come accadeva nel passato, è principalmente quello di lottare contro le banalità e le frasi fatte!

In questo clima di uno contro uno, o se preferite di tutti contro tutti, ecco che la gente che lavora critica aspramente i diversi da loro, ovvero i disoccupati che possono venire denominati sia fannulloni, sia bamboccioni. In che maniera vengono denigrati? Asserendo che non sono indipendenti economicamente dai genitori.

E che gravissima colpa è? Di sicuro non è, per fortuna, ancora un reato!

Veniamo al dunque:
quando non sei indipendente economicamente dai genitori, puoi però esserlo dal punto di vista mentale, puoi cioè avere le tue idee creandole o recependole in totale autonomia, mentre quando sei indipendente economicamente, puoi benissimo dipendere dalle conoscenze e dalle tradizioni dei genitori e dei famigliari (ad es. il credere in una religione, in un'ideologia, il far parte di una data organizzazione/associazione perché così han fatto tutti gli altri che ti han preceduto, ecc.), essere quindi un depensante (o una capra-capra-capra!); quando sei indipendente economicamente dai genitori, se hai un lavoro da dipendente, sei però dipendente dal datore di lavoro e quando questo ti licenzierà o quando il contratto terminerà, continuerai a vantarti di non dipendere più economicamente dai genitori?; quando sei indipendente economicamente dai genitori, se hai un lavoro autonomo, invece, dipendi dai clienti.

Insomma, tutti dipendono da tutti!

La gente si scaglia anche molto facilmente contro chi si suicida.
Il suicidio viene malvisto perché nei libri religiosi è reputato un peccato, infatti secondo i cristiani (e non solo..), chi commette questo gesto (che va contro dio perché gli stai distruggendo una sua creazione, cioè la vita) non potrà mai andare in paradiso e bearsi della "luce divina" e della "vita eterna".. aiuto, sto male se penso all'eternità, il mio cervello non riesce a comprenderla!
Invece dai laici viene malvisto perché si pensa che il suicida sia uno dotato di poco coraggio.
Ma secondo voi la gente normale, la gente comune, quale coraggio ha? Fare ogni giorno lo stesso lavoro e sopportare vagonate di stronzate e prigioni sia fisiche che mentali, è per voi sinonimo di coraggio? Per me no, è anzi l'esatto contrario! Viltà bell'e buona!

Il vero essere umano coraggioso è quello che rifiuta totalmente l'andazzo di una determinata società e cerca dei modi per sfuggirvi. Può farlo migrando in un'altra società, inventandosi dei lavori originali e allontanandosi dal lavoro da dipendente e dalla famiglia, oppure può vivere da senzatetto, financo suicidarsi!
Che poi, se andiamo a vedere i vari casi, nella maggioranza dei casi il suicida non è uno depresso e asociale come si suole immaginare, bensì uno che ha perso il lavoro o la cui azienda è fallita, era cioè uno che si dava da fare e che magari pensava che la vita fosse bella solo perché le cose (materiali e finanziare, mica legate alla mente, alle emozioni, ecc.) gli stavano andando bene. Poi appena crolla l'illusione della felicità dettata dai soldi, ecco che crolla la vita stessa perché si fondava sul NULLA più ASSOLUTO

Come si fa a non considerare coraggioso uno che si suicida quando tutti noi abbiamo paura del momento in cui sapremo di stare per morire???

Vi lascio meditare su queste due importantissime tematiche, con questa frase di Dante Alighieri:

"LIBERTA' VA CERCANDO, CH'E' SI' CARA, CHI PER LEI VITA RIFIUTA"