27 giugno 2010

In origine fu il denaro

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La causa di ogni male è il denaro.


"Come fare un deserto per il proprio benessere"

Quando sento parlare di sviluppo sostenibile un riso cinico si impossessa di me, perchè ogni cosa ideata, ma soprattutto costruita da un gruppo di umani non è mai atta a soddisfare i bisogni del resto dell'umanità, perchè questi bisogni vengono creati ad hoc dai ricchi grazie alla pubblicità che massifica le genti, col risultato di trasformare in alieni chi non accetta la disumanizzazione.
E' facilissimo nel mondo oligopolico farsi accettare: basta rispondere automaticamente sì. Gli oligarchi hanno un potere immenso che elimina le coscienze.


Se il lavoro non avesse una retribuzione, se le aziende non inseguissero il profitto, si produrrebbe soltanto ciò che il resto della popolazione richiede davvero.
Nella realtà, invece, compriamo ciò che vogliono che sia acquistato, e da questi acquisti derivano i nostri comportamenti che vengono eseguiti in ambienti artificiali.
Chi ha i soldi comanda la società, infatti la massa di gente comune svolge azioni che i "capi del mondo" desiderano: la massa compra nei supermercati cibo proveniente dall'altra parte del mondo; si riempie di sacchetti di plastica; usa l'automobile e la benzina per spostamenti inutili coi quali sprecare ore e atti solo al consumo di benzina; sta seduta per molte ore per subire la propaganda e la disinformazione della Tv per poi andare a comprare medicine contro l'obesità, contro l'osteoporosi, contro il colesterolo, e così via.

La curiosità culturale dell'essere umano lo porta ad esplorare (ma a condividere poco, perché sa che con la "vendita del sapere" si possono fare tanti soldi), ma se a prima vista questo sembra un fatto positivo, è possibile invece immaginare come una sua conseguenza sia l'impossessarsi di risorse altrui per i propri scopi, per poi magari rivenderle e rivendergliele (a questi altri defraudati e ingannati con subdole tecniche come appunto la "creazione del bisogno").
Penso all'uomo bianco che va in Paesi dove la nostra società non è presente (e chiamati per questo "poveri", in realtà ricchi di umanità) e, mano a mano, cerca, una volta ottenute certe risorse, di propinargli il nostro sistema.
Durante le esplorazione, i viaggi, le ricerche, solo gli umanisti possono approcciarsi al prossimo relativisticamente, cioè sapendo che i nostri "valori" (???), bisogni e desideri non sono quelli del popolo appena incontrato.
Le figure professionali legate al profitto, invece, vedono solo potenziali nuovi clienti e i capi di questi Paesi (molto spesso dittatori che vivono nel lusso da generazioni) accetteranno la presenza degli "occidentali" perchè questi dovranno dare al loro Stato, in cambio delle concessioni, svariati miliardi.

In nome delle banconote non si lotterà per combattere la fame, ma la povertà.

Succede infatti che anzichè insegnare tecniche per coltivare meglio e/o per "respingere lo spettro" della desertificazione, si creano stabilimenti di bibite che annientano le falde acquifire, si vendono automobili che annullano le capacità motorie e creano malattie polmonari, si vendano costosi semi ogm che distruggono la biodiversità e le colture locali (e successivamente le culture), etc.
Tutto per il profitto.

Eliminando il profitto è facile immaginare un mondo dove gli umani compiono lavori a causa di reali bisogni, di impellenti necessità, dove quindi non esiste il dominio e il plagio del prossimo. Dove costruzioni come megadighe o megacentri-commerciali e cinema multi-sala non esistono perchè la gente non è invogliata al consumo (di cibo, di merci,di energia elettrica, di petrolio, etc.), ma, vivendo senza artificiali impulsi esterni, apprezza ciò che è creato dalla comunità e ciò che viene offerto dalla natura e non ciò che è venduto dalle mega-società che vogliono impiantare una fredda e devastante mono-cultura
.

Eliminando il profitto aumenta il rispetto del prossimo e il relativismo, infatti si è più disponibili ad accettare usi e costumi lontani dal proprio, perchè non li si deve cancellare per sostuirli con quelli del mondo mercantilistico globalizzato.

Il profitto può esistere, ma sono davvero poche le persone e le società che possono affermare di non voler invadere, di non voler sfruttare, di non voler cancellare e di non voler spingere all'iper-consumo (i propri simili e non solo) che ha per finalità solamente l'incremento del guadagno per pochi (a cui si arriva togliendo dalle pubblicità questo termine, per sostituirlo con quello di "benessere", "civiltà", "sostenibilità", etc.).

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3 commenti:

Francesco Zaffuto ha detto...

Il comportamento economico ha come conseguenza la ricerca del profitto. Il comportamento umano non può essere guidato solo dall'economico, il politico e il culturale dovrebbero in qualche modo indirizzare il comportamento economico. Nella condizione in cui ci troviamo oggi il potere economico è riuscito ad asservire il potere politico ed ogni autonomia della cultura è estremamente evanescente.
Come fare? E chi può avere ricette? Io no ne ho, ma penso che occorre cominciare da una autonomia della cultura. In qualche modo anche la riflessione che proponi in questo post è nel senso di questa ricerca di autonomia. Occorrerebbe annodare qualche filo per costruire un tessuto. Nella rete ci sono tanti fili interessanti, ma spesso il dibattito è sfilacciato e siamo lontani dall'inizio di un tessuto.
saluti francesco zaffuto www.lacrisi2009.com

Inneres Auge ha detto...

Sei il solito bacchettone cattocomunista! La tv è il futuro, grazie alla tv le donne diventeranno tutte anoressiche e stupide, gli uomini tutti attorniati da donne anoressiche e stupide.

Ora denunciami!

Dannox ha detto...

Ciao Francesco, grazie per il tuo elaborato commento. Possiamo essere intanto a voler mettere dinnanzi al profitto i valori umani e quindi il rispetto per altre forme di vita. Purtroppo i politici rispondono solo a chi detiene il capitale. Dobbiamo cercare di non cadere in tentazione.
Io uso il pc, è vero, ma non uso mai l'auto ad esempio che serve solo a regalare soldi agli oligarchi, mentre noi indotti dalla velocità, siamo stressati e facciamo più km del necessario e in quel frangente consumiamo tempo, cioè vita.

Inneres, ahah, non sono nè comunista e nè cattolico, al massimo buddista, grazie :)))