11 ottobre 2012

ILVA. La storia

Nel 1905 viene fondata da alcuni industriali italiani (gruppo Elba, Terni e famiglia Bondi) l'ILVA, azienda dedita all'estrazione del ferro nell'Isola d'Elba (Toscana) e poi alla lavorazione dell'acciaio in quel di Bagnoli (Napoli).

Nel 1934 viene acquistata dallo Stato per mezzo dell'IRI e tre anni dopo passa sotto la direzione della Finsider. Nel1961 l'impianto di Taranto prende il nome di Italsider, fino agli anni Ottanta.
Nel 1988 si torna al vecchio nome, ILVA, e comincia in parte la cessazione dell'attività e in parte la privatizzazione: l'impianto di Genova venne ceduto al gruppo Riva, quello di Napoli venne chiuso e l'acciaieria di Piombino venne venduta al gruppo Lucchini. Nel 1995 i Riva si impossesseranno anche di quello di Taranto.

L'impianto di Cornigliano (Genova), sito nel quartiere che ha sofferto di un tasso di mortalità superiore alla media del resto della città, è stato spento nel 2005, mentre rimane attivo quello di Taranto (quartiere Tamburi, definito il quartiere delle polveri prodotte dalle cokerie), oggi al centro di indagini della Magistratura per inquinamento ambientale.

Vediamo in breve l'azione dei magistrati:

nel 2012 due perizie (chimica ed epidemiologica) sono state depositate presso la Procura di Taranto e sono state usate per accusare Emilio e Nicola Riva, Luigi Capogrosso e Angelo Cavallo di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari (si pensi ai campi agricoli intorno all'impianto che ogni giorno ricevono la diossina), omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato dei beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico.

Infatti, negli animali abbattuti perchè gravemente ammalati, è stata riscontrata la stessa diossina emessa dai camini del polo siderurgico. Le emissioni nocive che hanno superato i limiti di legge, hanno causato invece fra gli umani, sempre secondo le perizie, ben 11.5500 morti (1.650 l'anno!) per cause cardiovascolari e respiratorie (tumori maligni ad esempio alla laringe e ai polmoni che hanno colpito anche umani in età pediatrica, bambini, ragazzini e ragazzi, che è come se avessero ingerito e come se ingerissero le sostanze nocive di decine di sigarette al giorno).

Nonostante l'inquinamento (la percentuale del totale italiano di diossina prodotto dall'impianto di Taranto, una volta chiuso l'impianto di Genova, s'è impennata al 92%!) il cibo contaminato e le migliaia di morti, sia gli operai che gli industriali e i ministri, vogliono che l'ILVA continui ad operare.

Al momento i due Riva e Capogrosso sono agli arresti domiciliari, perchè, secondo il GIP Patrizia Todisco, coloro che gestivano l'impianto agivano solo in nome del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza.

Il piano aziendale di bonifica ambientale, è stato recentemente bocciato sia dallo stesso GIP che dai custodi giudiziari dell'impianto.

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