25 marzo 2012

La guerra di tutti i giorni

Ogni volta che muore un soldato italiano, in guerra, mica per cancro, son tutti tristi, si parla e riparla di loro, dei funerali, si mostra lo Stato in lutto. Eppure è gente che ha invaso con le armi una parte di mondo, allora, forse, si doveva già pensare che avrebbero corso dei rischi, visto che gli autoctoni, forse, si incazzano leggermente per via di quest'invasione e non m'interessa se sono o meno talebani o altro. In Italia, 70 anni fa, la gente mica accettò l'invasione nazista. Per me è normale che molti afgani vedano gli eserciti "occidentali" in quel modo, cioè da nazisti e che quindi alcuni di loro si organizzino in oscure bande per farli fuori.

E che si parli con lo stesso tono cupo e con la stessa attenzione, dei morti civili afgani, o di qualsiasi altro Paese, morti ad opera degli eserciti invasori.

Inoltre, che è tutto sto dramma per un soldato che crepa ogni tanto se questo sistema non sa fare altro che generare 3 morti al giorno sul posto di lavoro più un sacco di morti, mutilati e feriti di ogni tipo per le strade? E non contiamo i malati di cancro per l'inquinamento!

2 commenti:

Inneres Auge ha detto...

A me ciò che irrita è che si parli di "attentato" come se quelli fossero paesi in pace. Eh già, perché deve passare per buona la favola della missione umanitaria

Danx ha detto...

Per essere attentati lo sono, d'altronde i talebani o chi per essi non avendo un esercito non possono fare altro.
E poi, giustamente, per loto gli eserciti di altre nazioni sono degli invasori. Chi non li odierebbe?