9 agosto 2012

Le Olimpiadi del nazionalismo

E' inutile che stiamo a bearci da beoti dell'atletismo degli sportivi, perchè le Olimpiadi vivono solo grazie alla divisione dell'umanità in base alle innaturali nazioni, e chi non canta l'inno (come Bellamy e Giggs, o altri) viene ritenuto un essere rivoltante che non merita di essere lì.

I critici sono fatti tutti uguale, con lo stampino: ci sono le nazioni, ci sono gli inni, quindi chi partecipa alle gare deve cantarli da automa e mostrarsi orgoglioso. Ma come si fa ad essere orgogliosi di un inno che blatera di tale dio (ma chi cazz'è???) e della regina (ovvero una stronza che vive nel lusso sfrenato grazie alle tasse del popolo e che, come se non bastasse, fino a poco tempo fa comandava pure assieme al re!).
Un inno, quello inglese, che non può certo essere apprezzato dagli scozzesi che vengono raffigurati come ribelli da sconfiggere, da distruggere, da spaccare.
Orgogliosi.. Uno al massimo deve essere orgoglioso di sè stesso se è bravo e se si migliora, non del posto in cui senza aver chiesto nulla è nato, anche perchè l'orgoglio verso la propria nazione (propria? non direi! Il singolo è schiavo di questa, è un prodotto di questa, non il contrario) porta non dico a disprezzare, ma a sottovalure le altre, magari usando triti e ritriti luoghi comuni.

Inni.. Olimpiadi.. ma andatevene a fanculo!!!

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