13 febbraio 2009

Assalto alla libertà

Assalto alla libertà di mercato, ma soprattutto di parola da parte del centro-destra. Alla faccia della parola Libertà sbandierata ai quattro venti.

Iniziamo dalla seconda (libertà di parola): tutto cominciò con le accuse fatte a Di Pietro sulle sue parole contro Napolitano, definendole da eversore (da che pulpito, visti i veri insulti di Berlusconi a tutti i Presidenti della Repubblica - Scalfaro, Ciampi, Napolitano - da quanto è diventato un politico e verso la Costituzione!), nonostante lui si scagliò contro i silenzi di Napolitano verso le scandalose leggi berlusconiane e poi definì mafioso il silenzio di chi non parla di queste cose, quindi riferendosi a lui, al suo partito, nel caso stessero zitti non rendendo partecipe il Paese delle leggi approvate e non.
Di Pietro, amico di Grillo e Travaglio, usa, come loro, moltissimo Internet scrivendo quotidianamente articoli, al pari dei suoi colleghi dell'IDV, e caricando video di suoi interventi o di inchieste giornalistiche.

Quindi, dopo essere tornato leggermente indietro nella memoria, pensando alle dure accuse rivolte comunque non solo ad un singolo, ma anche a tutti quelli che gli stanno intorno, incluso il pubblico, non mi stupisce la legge dell'esponente dell'UDC D'Alia che propone di oscurare siti per apologie di reati
, che "consistono nel diffondere idee sottese ed incitanti alla commissione di reati" (il Senato, con voto contrario dell’Italia dei Valori, ha approvato l'articolo 50-bis del Ddl n° 773, un emendamento del senatore Udc Gianpiero D’Alia al pacchetto sicurezza varato dal governo).


Se è giusto punire chi incita alla violenza, mi preoccupa molto stabilire quali frasi o, peggio, quale singola parola debba essere censurata, oscurata, punita da parte di un politico o di politici di un partito, o di un polo, nel quale vi sono esponenti con un c.v. non proprio lindo... (articolo de La Repubblica del 2005 interessante sulle relazione dell'UDC in Sicilia)
Se Di Pietro viene considerato un eversore, può essere trattato come un terrorista, le cui frasi vanno assolutamente e giustamente cancellate da ogni social network, così come dai muri delle città. Questa legge viene fatta rispettare e attuare dal ministero dell'Interno, quindi, inutile dirlo, di parte.
Come non tornare indietro ai vecchi fasti del fascismo, in cui, ad esempio, nelle fabbriche vi era la scritta gigantesca: "Qui non si parla di politica, qui si lavora".

Vogliono farci credere che gruppi, creati su Facebook o altro, da un singolo malato di mente, inneggianti allo stupro di gruppo, siano pericolosi, così come quelli creati per solidarietà verso i mafiosi arrestati o altro.
La rete, come la società reale, è composta da milioni di individui e si sa autoregolare escludendo i pazzi ed i criminali. Per controllare i crimini vi è la apposita Polizia Postale, che già da tanti anni oscura siti illegali di terroristi, di sfruttatori di donne e bambini e così via.

Ma mai, fino ad ora, si era pensato a censurare per parole, per le idee, tranne che in Iran, Cina e Birmania!.


Censurare è dannoso: io penso che la realtà debba venire sempre a galla e, entrando in Internet, devo trovare persone che la pensano diversamente da me, non tanto per confrontarmi (sarebbe un muro contro muro), ma per riscontrare che il mondo è composto anche da gente deviata e pericolosa, quindi per evitare che io entri in Internet solo per cercare un posto lindo e pulito, direi disinfettato.
E' un ragionamento forse un pò strano, ma comunque, fintanto che uno si sfoga parlando, dal mio punto di vista non commette alcun reato. Altro paio di maniche sono i videi di atti di bullismo, ecc.

Copio ed incollo qui un commento, breve ma intenso, trovato in un blog di Repubblica.it:

"Postato Venerdì, 13 Feb 2009 alle 12:11 da achillefer

D’alia fa finta di non sapere che nel suo parlamento siedono una ventina di eletti condannati,con sentenze passate in giudicato, altro che Facebook !!!!"

Inoltre, io mi chiedo come mai ci dev'essere una legge che punisca gli internauti e non faccia nulla contro una TV che ci "dona" insulti, risse verbali e fisiche e deliranti dichiarazioni e insulti del premier contro Presidenti della Repubblica e contro la Costituzione (ringraziamo le aziende che la sponsorizzano).
Forse perchè guardacaso questo premier è il proprietario di 3 emittenti nazionale e controlla la Rai?
Due pesi, due misure!

Fabrizio Rondolino da La Stampa
Dopo aver fatto vari esempi su quali significati e possibilità dà la libertà di parola, conclude l'articolo con questa illuminante frase:
"Tutti dovrebbero poter esprimere liberamente le loro opinioni. Soprattutto le più ributtanti. Mentre infatti la censura nasconde il problema e in questo modo
sceglie di non risolverlo, un dibattito libero e aperto non esclude la possibilità di convincere chi non la pensa come noi".

Libertà di mercato: il ministro dell'Agricoltura, Luca Zaia si scaglia contro i ristoratori marocchini che preparano i famosi Kebab che vanno tanto di moda da diversi anni in Italia. In una breve intervista presente nel quotidiano torinese La Stampa del 30 gennaio 2009, prima afferma che rovinano il mercato italiano perchè non si approvigionano dai produttori italiani, ma poi, incalzato dal giornalista (si firma F.Pol.) sul fatto che è certa la provenienza italia delle verdure e delle carni, Zaia sviscera il suo odio per lo straniero, affermando che che lui, anzi
"noi (quelli della Lega e forse, anzi sicuramente, quelli del PDL) siamo per la tradizione, per salvaguardare la nostra cultura". Qui saltano gli altarini: per difendere ristoranti e trattorie magari in crisi, va contro la libertà del mercato che, come internet e la società, si regola da sè estromettendo chi non fa affari o chi non si comporta bene e che, come vorrebbero farci credere, solo il PDL difende (quella famoso mercato libero).
Eliminare tout court, senza motivi legali, attività oneste e legali, solo perchè prendono clienti dai locali classici (tra l'altro senza minacce, eheh) è assurdo! E' come voler difendere un castello già derubato da tutti i quadri preziosi. Ovvero, se i ristoranti italiani, i bar che ho sempre visto abbastanza vuoti, sono in crisi, è colpa loro, nostra, della nostra tradizione che non attira più un pubblico, anche italiano, ormai globalizzato, multiculturale.

Ancora una volta, questa volta 2, vediamo come con questo centro destra il MedioEvo sia sempre più vicino!

Danx

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