23 luglio 2009

Crisi ambientale e seggiovie

Inquinamento.
Siamo tutti vittime dell'inquinamento che produciamo a man basse.

I grandi del mondo han deciso di dimezzare le emissioni, ma ciò contrasta palesemente con le nostre attività e col nostro lamentarci della crisi (che non nasce un anno fa, causa speculazioni a Wall Street, ma che c'era già 10 anni fa, quando la gente doveva tirare la cinghia con 2.000.000 di lire, figurarsi ora che i giovani se va bene arrivano a 800 euro-1.600.000 lire, con prezzi di ogni cosa raddoppiati rispetto al 1999, oserei dire. Se quindi i grandi capi minimizzano sulla crisi, è perchè loro, avendo raddoppiato i prezzi, non la sentono, tranne ora in cui si rendono conto, forse, che la gente con quel che ha in tasca, non può più comprare niente), infatti vogliamo continuare col nostro stile di vita e ad impossessarci del mondo, della natura.

Dal Lazio arriva una notizia sconcertante: si vogliono costruire 36 km di piste per sport invernali, più quindi un gran numero di seggiovie (piloni, cemento, strade per i tir, seconde case, vette violate dai cavi, consumo di acqua per la neve artificiale, rumori, ecc.) sull'abbastanza noto Terminillo.

Ce ne dà notizia l'autorevole "La rivista del Trekking":

I numeri del “superski” sono i seguenti:

  • si costruiscono 36 km di nuove piste, che sommati ai 6 km attuali portano il bacino a un complesso di 42 km di piste da discesa;

  • si costruiscono 12 nuovi impianti + la grande funivia di scavalco della cresta sommitale, portando da 4 a 17 gli impianti esistenti;

  • tutti i km di piste saranno serviti da impianti di innevamento artificiale, interamente da costruire ex-novo;

  • si dovranno anche costruire (ma non si hanno numeri certi a proposito) strade di servizio ai cantieri e per la posa dei piloni, nuove strutture di trasporto (strade e parcheggi), nuove strutture ricettive (alberghi, esercizi di ristorazione, negozi e servizi vari).

I correttivi principali rispetto al “Progetto ISIC” sono i seguenti:

  • non si interviene tracciando nuove piste e/o impianti direttamente nell’area SIC della Vallonina;

  • l’impianto di scavalco viene spostato leggermente più in basso, dai Sassetelli alla Selletta di Cantalice (quota 1.833);

  • viene istituito il Parco del Terminillo.


Qui di seguito i nostri punti critici.

  • In primo luogo, lamentiamo proprio l’assenza di un progetto serio, corredato da analisi di fattibilità. Riteniamo che sia un preciso dovere della Provincia di Rieti (ente promotore) e della Regione Lazio (ente principale finanziatore) presentare tutte le analisi necessarie per un confronto serio e circostanziato con la società civile.

  • In assenza (e in attesa) di tali documenti, resta a noi “tecnici” il forte dubbio che la costruzione di 36 km di nuove piste e di 13 impianti di risalita in un comprensorio come quello del Terminillo (6 km di piste e 4 impianti attualmente esistenti già in crisi gestionale) non si sostenga né dal punto di vista finanziario, né da quello economico. In particolare, i flussi di domanda che sarebbe necessario attivare per ottenere un pareggio gestionale sono ingentissimi, volendo contenere il prezzo unitario medio (dello skipass e dei servizi connessi, per intenderci) a livelli competitivi rispetto agli altri comprensori degli Appennini e delle Alpi (chiaramente c’è una relazione inversa tra prezzi unitari praticati e flussi di domanda attivati).

  • Rispetto al punto precedente, occorre sottolineare che è vero solo in parte che la costruzione dei nuovi impianti, di per sé, genera nuovi flussi di domanda. Occorre comunque dimostrare che si tratta di flussi sufficienti ad attivare reddito e occupazione (direttamente e indirettamente) con ricadute positive sul tessuto produttivo, economico e sociale locale.

  • Il presupposto principale per l’intensificazione dello sci di pista sul Terminillo è – secondo i sostenitori dei vari progetti – che sui versanti nord della montagna (quello leonessano, per intenderci) l’innevamento è decisamente migliore che sui versanti a sud-sudovest (quello di Rieti-Campoforogna). Questo è vero, ma si tratta di un pleonasmo: tutti i versanti nord sono più innevati dei versanti sud... Resta da dimostrare che l’innevamento sia sufficiente per lo sci di pista e, in particolare, alle nuove piste progettate. Quando si dice “sufficiente” non si parla solo di quantità della neve, ma anche di qualità del manto nevoso con riferimento alla sua consistenza, alla valangosità dei pendii, alle condizioni nivo-metereologiche generali delle aree interessate. Da questi punti di vista l’Appennino è diverso dalle alpi: neve può essercene tanta, ma spesso è poco sciabile (per lo sciatore “pistaiolo”) e poco sicura, con condizioni di contesto che peggiorano il quadro (nebbia e visibilità zero, tormente, vento forte, pioggia anche in quota, ecc.). Le condizioni di alta pressione invernale tipiche dei bacini dolomitici, per intenderci, sull’Appennino centrale sono decisamente più rare.

  • La neve, comunque, è spesso insufficiente. Le ultime due annate sono state eccezionali rispetto al trend, ma solo nel 2007 il Comune di Leonessa e gli altri centri del comprensorio chiedevano alla Regione Lazio lo stato di calamità naturale per mancanza di neve, in modo da ottenere sussidi per le attività turistiche locali.

  • la costruzione dei nuovi impianti di risalita e della funivia di scavalco ha un impatto enorme sul paesaggio montano, in particolare sui profili di alta quota;

  • per realizzare tali opere sarà necessario abbattere migliaia di alberi e sbancare migliaia di metri cubi di terra e roccia, il regime delle acque nel sottosuolo e nel soprassuolo sarà compromesso, e quindi l’equilibrio idrogeologico;

  • la tracciatura delle nuove piste, la posa dei piloni (con la creazione di una strada di cantiere per camion e ruspe), la costruzione di infrastrutture turistiche e di trasporto, ecc., colpiscono i biotopi della montagna (i boschi, le praterie aride d’alta quota, i ghiaioni e gli ambienti rocciosi, ecc.) con la conseguente perdita di biodiversità (essenze vegetali e specie animali) e di forme del paesaggio, anche di quello modellato da forme tradizionali e culturalmente radicate di antropizzazione;

  • gli impianti di innevamento artificiale rappresentano uno dei costi ambientali maggiori di questo progetto: basti pensare che per l’innevamento base di un solo ettaro di pista servono 1 milione di litri d’acqua (circa 5.000 € di costo solo dell’acqua, senza considerare il problema di dove viene reperita) e per l’innevamento definitivo con strati successivi una quantità almeno quadrupla di acqua (4 milioni di litri, per circa 20.000 euro). E non si contabilizzano i costi energetici. L’innevamento artificiale non può essere la risposta generalizzata alla insufficienza quali-quantitativa del manto nevoso, perché non è sostenibile né dal punto di vista ambientale, né da quello economico-finanziario. E anche perché anche la neve artificiale richiede particolari condizioni ambientali, in particolare temperature inferiori allo zero.

  • Nel progetto non si menziona alcun piano di accantonamento finanziario per lo smantellamento e/o il rinnovamento dei nuovi impianti alla fine della loro vita tecnico-economica (solitamente 30 anni). Tali piani di accantonamento sono assolutamente necessari, altrimenti è implicitamente stabilito che gli impianti – prima o poi – restino ad arrugginire sui fianchi della montagna, come già accade. Ovviamente la necessità di accantonare risorse per fare fronte al “fine vita” degli impianti assottiglia ulteriormente i margini gestionali, con ricadute negative che devono essere contabilizzate negli studi di fattibilità economico-finanziaria.

  • A questo si aggiunga che, sebbene non si prevedano nuove piste e impianti direttamente nell’area SIC, il nuovo progetto ha comunque un forte impatto sulla faggeta originaria della Vallonina, perché sono previsti interventi molto invasivi su aree immediatamente limitrofe al SIC strettamente inteso.

  • Ultimo, ma non per importanza, il problema del Parco. Le associazioni ambientaliste e della montagna propongono da tempo l’istituzione di forme di protezione dell’ambiente sul Terminillo. Ma il Parco deve essere la chiave di volta di una strategia alternativa di sviluppo del territorio, che punti alla valorizzazione ambientale, all’imprenditoria turistica sostenibile, alla diversificazione dell’offerta turistica e all’integrazione della filiera, all’allungamento della permanenza media dei turisti e alla destagionalizzazione dei flussi. Il Parco non può ridursi a un piccolo intervento risarcitorio a fronte del “superski”, con il quale avrebbe necessariamente conflitti sia sugli obiettivi, sia sugli strumenti.

Per l'articolo completo, cliccate qui.

Come potete immaginare tutto ciò non ridurrebbe affatto il nostro impatto ambientale e solo per il sollazzo di noi stupidi umani che anzichè assimilarci alla natura, la sabotiamo.

1 commento:

Mr.Nessuno ha detto...

Ciao Danx,
mi piace questo post!!! ...ti vengono particolarmente bene quelli in cui parli di ambiente e devastazione, probabilmente perché l'argomento lo vivi con l'anima!!!

certo che leggere certe cose fa proprio male alla coscienza...comunque, come ho sempre sostenuto, la natura restituisce tutti i torti con gli interessi...ed è quello che sta' succedendo un po' in tutto il mondo!!!

...io tifo per la natura...

Ciao