7 gennaio 2010

Il Governo dell'ANTIMAFIA

Le vie del patriarcato che ci vuole tutti schiavi dei grandi capi a cui abbiamo conferito ogni potere, seppur in barba alla nostra volontà (quando nasciamo capitiamo in questo sistema senza poterci opporre, senza che esso si sia concordato con noi), sono infinite.

C'è chi pensa che vengano inventati attentati per legittimare un uso massiccio della forza o per legifare contro la tanto decantata ed importante privacy, per toglierci autonomia di pensiero e di azione, e più semplicemente c'è chi, al governo di uno Stato, si inventa alcune comiche scenette per mostrarsi, a seconda dei casi, amabile e allo stesso tempo repressore.

Pensiamo a Silvio Berlusconi:
l'accusatore di ogni Istituzione slegata al Governo (Presidenza della Repubblica, Consulta, Magistratura), viene colpito in volto poco meno di un mese fa. L'odiatore pubblico di giornalisti, pm, giudici, politici e "liberi" cittadini ("Coglioni", "Lei è una stronza", "Vergognatevi"), può finalmente accusare senza remore chichessia per l'attentato (attentato, aggressione? Ma quale, ha il volto perfetto come quello di un bebè!) e passare per l'innocente vittima il cui amore non è stato mai compreso o mai voluto, perchè dall'altra parte c'è solo gente con un cieco odio.
Ogni sua legge immonda passa in secondo piano, mentre le sue ingiurie scompaiono totalmente, anche grazie ai leader dell'opposizione intenti nel cercare di far capire all'opinione pubblica, confusa e forse plagiata, la loro estraneità al brutto fatto meneghino.

Pensiamo alla Mafia:
Maroni la vuole estirpare in questa legistlatura, e mi fido essendo un duro Padano voglioso di schiacciare la feccia del Sud (dei razzisti del nord non se ne parla, sono folkloristici).
Silvio interviene e afferma che "la Mafia va estirpata, ma è solo un fenomeno contenuto" (link Il Secolo XIX), sì-sì, peccato che fattura, grazie ad affari mondiali, più della Fiat.
Insomma, una cosa da niente, un gruppo di sbandati, fa niente se ammazza giudici, poliziotti, giornalisti, liberi imprenditori, innocenti passanti e così via, fa niente se i tentacoli sono sempre più asfissianti anche al Nord, sia nelle grandi che nelle medie città (Milano, Torino, si fa il nome di Modena, ecc.).

Il fenomeno è così contenuto e quindi di poca importanza, che una rudimentale bombetta posta a Reggio Calabria desta clamore, e la conseguente reazione dello Stato per voce di Maroni ottiene la "prima pagina" del TG1, cioè diventa il primo servizio della serata.
Grazie ad una bomba, che fa sempre il suo sporco effetto, il Governo può ergersi a paladino della lotta alla Mafia.
Fa niente se fino all'altro ieri della Calabria non se ne parlava minimamente.
Recentemente era scoppiata la polemica sulla vendita all'asta dei beni (chiamiamoli col loro nome: villazze, capannoni) sequestrati ai mafiosi dallo Stato.
Ebbene, anzichè dire: "Abbiamo pensato una cosa indegna per un Paese civile e per uno Stato onesto, quindi ora la ritiriamo e ce ne scusiamo", Maroni e il Governo Berlusconi han pensato bene di realizzare un'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla Mafia (link Quotidiano.net). Agenzia non significa che lo Stato cederà i beni ad organizzazioni no profit dalla comprovata onestà, come accaduto fino ad ora ma solo con più solerzia, ma che potrà anche venderli come già ipotizzato.
Ma il messaggio per l'italiano medio è chiaro: "Niente vendita, c'è un'Agenzia dello Stato!"
Ma che bravi e belli Maroni e Alfano, sembrano due bei bimbi innocenti che si battono contro i malvagi criminali che all'improvviso son giunti nelle nostre paradisiache lande per incutere terrore e donarci miseria e morte. Peccato che senza questa bomba reggina, non avrebbero potuto pubblicizzare bene questa loro fantascientifica Agenzia e mostrarsi paladini dell'Antimafia...

Basta con le fiction.

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