22 luglio 2010

Il benpensante motorizzato condanna solo l'ubriaco

Non esiste solo il problema dell'inquinamento legato ai mezzi di trasporto, ma anche quello degli incidenti e relativi morti!

Tutti inquinano, ma solo gli ubriachi uccidono?
Non direi: se ad un'invadente scatoletta di acciaio ed altro concediamo il lusso di viaggiare oltre i 50 km/h le conseguenze sono talmente ovvie che non le elenco.

Ieri c'è stato un super incidente in cui un'auto, guidata da un ubriaco, s'è scagliata contro quattro ragazzini in bici.
I benpensanti sicuramente lo condannerebbero alla pena di morte, perché una volta uscito dal carcere potrebbe commettere nuovamente un simile terribile incidente.
Ma non è che molti la pensano così per sentirsi meno in colpa delle volte in cui, guidando in ottime condizione psicofisiche, commettono infrazioni?

Punendo un criminale, non si condanna l'uso dell'automobile e le industrie che cercano di farcele piacere attraverso le loro prestazioni, le pubblicità in cui corrono veloci e attraverso le gare "sportive" motoristiche.
Tutti gli automobilisti, anche i più prudenti, possono recare danno ad innocenti pedoni e ciclisti: basta che la strada sia costellata di buche o stretta (in realtà son le automobili ad essere larghe), basta che i freni improvvisamente smettano di funzionare, basta uscire dal parcheggio senza controllare il traffico nella via, basta non usare la segnaletica di posizione e così via.

Il problema è sia umano che del mezzo, ma verrà sempre e soltanto evidenziato il primo, questo perché il nostro sistema è al soldo delle industrie che ci inducono ad inutili acquisti (per i quali lavoriamo come deficenti per anni) e alla velocità che annienta la vita, la annienta anche quando non si commettono incidenti. La velocità infatti non è altro che immotivata aggressione verso chi cerca la pace. Chi cerca la tranquillità non disturba il prossimo, mentre chi produre rumore inonderà dei propri rutti tutti quanti, vicini e lontani i quali, però, penseranno che l'unico modo per far sentire la propria voce sia emettere altri rutti. Come gli animali: perché evolversi sforzandosi di parlare quando è facile ruggire? Ovvio che un ruggito sia meglio di un rutto (del motore, brum brum), così come è preferibile l'ignoranza degli animali che non la vuota conoscenza direi scientista degli umani che producono senza sapere bene il perché. Si guida, si va in giro, senza emozioni, senza motivazioni, semplicemente per fare qualcosa di diverso, per usare/sprecare/perdere tempo.

Non mi stupisco se non si condannano le automobili, perché crollerebbe il Pil, si perderebbero migliaia di posti di lavoro e altri migliaia se non milioni di posti legati al motore e all'acciaio, ma è innegabile che sia un lusso dannoso usare tutti quanti l'automobile. Ci fa perdere tempo anzichè guadagnarlo (si pensa: vado ad abitare fuori città, tanto per andare a lavoro uso l'auto..e poi ci si stagna nelle code immense dentro a quella alienante scatoletta), distorce l'ambiente (più andiamo veloci e meno notiamo cosa avviene e cosa c'è nell'ambiente circostante, divenuto semplice sfondo, magari astratto, che quindi crea disinteresse, menefreghismo verso i problemi del territorio), distrugge il rapporto col prossimo (sia perché si è chiusi, sia perché si è abituati a voler sorpassare e a lamentarsi), etc.

Adoro pedalare in salita, ma non l'ho mai fatto per "rimanere in forma", ma per misurare la mia mente (la concentrazione deve rimanere alta; bisogna resistere al dolore, non si deve cadere in sconforto; il superamento di momenti difficili, affrontati con calma, ci aiuterà ad affrontarne altri extra-sportivo, etc.), oltrechè i miei muscoli che devono evolversi e non, appunto, rimanere.. Mi piace anche andare veloce in discesa. Se cado il male è solo mio. Ed è difficile che possa, da solo, cadere in pianura o in salita, a differenza degli automezzi che rischiano sia nei rettilinei che nelle curve.

Quando condanneranno sia i motori che l'alcol sarà ormai troppo tardi!
Ovvio che l'automobile sia indispensabile per andare a trovare persone care lontane, per andare in ospedale, per viaggiare in autonomia per lavoro o per svago, per chi non può muoversi con le proprie gambe, etc., ma ognuno di noi deve sentirsi responsabile in ogni istante della guida, deve sapere che basta poco per provocare feriti e morti e deve sapere che il tempo alla guida di un'automobile per raggiungere il posto di lavoro è tempo sprecato, perchè basterebbe non allontarsi troppo dal centro città o dai siti industriali per poter fare a meno del mezzo privato e usare quel tempo finalmente risparmiato per fare una migliore colazione, per riposare più a lungo, etc.

Link:
Elogio della bicicletta - Ivan Illich (
saggio economico-sociologico-politico sul declino della nostra idea di mobilità)

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