27 giugno 2011

La prova del lager


La prova del nove, la terza prova.


Della scuola in passato ne ho già parlato male, definendola nazista proprio come il lavoro specie se dipendente.
Oggi c'è stato l'ultimo esame della cosidetta "maturità" e già questo nome dice tutto, infatti è lo Stato che afferma quando uno può considerarsi o meno maturo, cioè quando, guarda caso, supera una prova decisa inventata dallo Stato che deciderà le sorti altrui: non conta quanto uno sia sincero, altruista, generoso, idealista, volenteroso, appassionato di cose belle, no, contano dei numeretti e della tecnica, il tutto condito dal rispetto delle regole, degli orari, delle stupide gerarchie, stupide perchè la storia insegna quanto costantemente esse siano retrograde e tutto ciò serve ovviamente non per migliorarci come persone uniche, ma per farci inserire nell'obbrobbrioso mondo del lavoro.

Se non superi gli esami farai una brutta fine, ti conviene omologarti e divenire una macchina.

Thoreau parlava dello Stato ma possiamo benissimo metterci al suo posto le fabbriche e qualsiasi altro posto dove la gente si reca in cambio di due soldini coi quali perpetuare il sistema:
"La massa degli uomini serve lo Stato in questo modo, non come uomini soprattutto, bensì come macchine, con i propri corpi. Nella maggior parte dei casi non v'è alcun libero esercizio della facoltà di giudizio o del senso morale; invece si mettono allo stesso livello del legno e della terra e delle pietre, e forse si possono fabbricare uomini di legno che serviranno altrettanto bene allo scopo."

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