13 febbraio 2012

I giovani e l'articolo 18

Non ho recentemente scritto nulla sul lavoro, in particolare sul "mitico" articolo 18 dello statuto dei lavoratori, perchè l'indissolubile fermezza con la quale si vuole una cosa garantita a vita mi sembra figlia di un mondo che vive di illusioni.

Ce ne sono tante di illusioni, sia legate al lavoro che al cosidetto amore (in realtà per amore si intende non affetto, compiere gesti di generosità, ma impossessarsi di una persona..). Nel primo caso ci si illude che lavorando tanto si potrà vivere bene e in parte è vero perchè se non si lavora non si guadagnano soldini, ma è anche vero che se si lavora tanto il già precario senso della vita scema brutalmente, e tutti i soldi e le robe ottenute non servono a niente, sono fini solo alla mania di accumulare, d'altronde è un mondo basato sulla quantità e sull'usa e getta. Nel secondo caso ci si illude che, badando solo al presente, con quella persona "amata", si starà assieme anche in futuro e per meglio convincersene, ecco che ci si fidanza e ci si sposa, invenzioni pregne di illusioni che non possono modificare affatto i rapporti umani fra due amanti che col tempo si scalfiscono, visto che un uomo e una donna si attraggono a vicenda per motivi naturali, visto che la loro unione ha come unico scopo la riproduzione, mica l'unione di anime/spiriti e altre amenità simili.

Tornando sul lavoro dico solo che mi pare strano che i giovani, che fino a ieri ce l'avevano con quei noiosi dei loro genitori perchè operai/impiegati a vita, vogliano che l'art 18 avesse vita eterna per vivere 40anni da dipendente nello stesso posto.
Per me non è un sogno, non è una cosa bella, ma un incubo, ma poniamo che sia davvero la realizzazione di una vita (sic!) ottenere questa certezza. Bene, come può esistere, mantenersi? Se apro un'azienda come posso promettere lavoro per 40 anni filati a tutti i dipendenti? Se mi chiamo FIAT posso farlo, se mi chiamo Beppuzzo & c. no!
E qui mi ricollego a un discorso fatto già varie volte in passato: chi vuole queste certezze materiali, è un grandissimo borghese che vive per avere ogni comodità alienante occidentale: comprarsi la casa, comprarsi l'auto, la tv, andare al mare e in montagna a dicembre e ad agosto e pagarsi ogni altra stronzata.
Se invece uno bada alla vita e non alla roba, alla quantità e alle convenzioni, può benissimo lavorare 2 mesi sì e 1 no, perchè risparmiando soldi su auto e benzina, potrà benissimo non morire di fame per un mese intero!

Ah già, ma voi siete dei "consumatori", non degli esseri viventi.

2 commenti:

Francesco Zaffuto ha detto...

Sì, ma l'art. 18 dice soltanto che non si può licenziare senza una giusta causa e che il lavoratore può ricorrere al giudice. Se c'è la giusta causa può essere licenziato. Basta semplicemente che il giudice decida in capo a 15 giorni e tutto è risolto. Ma nel nostro paese il giudice ci può impiegare un anno con tutta la corsia preferenziale per il lavoro. Diciamo che non funziona la giustizia, tutta l'Italia, governo i Sindacati. La famiglia per quel poco di affetti che rimangono diventa il rifugio ... ciao

Danx ha detto...

Mi riferivo anche alla discussione sul posto fisso.
Ciao!