14 dicembre 2008

Inquinamento

Se l'UE si è accordata coi Paesi membri per il famoso 20-20-20 (20% di energia ricavata da fonti rinnovabili-da escludersi quindi termovalorizzatori e centrali nucleari, è sempre bene evidenziarlo-, miglioramento dell'efficenza energetica del 20% e 20% in meno di emissione di CO2), anzichè esultare è bene guardare la realtà italiana (per dettagli ed analisi sul 20-20-20 vi rimando qui, al blog Realismo energetico e qui, al sito ministeriale dipartimento Politiche Comunitarie).

In Internet ho trovato un pò di pagine interessanti:
1) La Svezia per quanto riguarda le energie rinnovabili è al
26% del suo fabbisogno contro il nostro 5 virgola qualcosa, quindi anzichè esultare dovremmo solamente darci da fare.
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2) La "verde" Umbria, secondo Peacelink, è la
regione più inquinata d'Italia, infatti tutte le sue province risultano ai primi posti di una speciale classifica ottenuta con dati forniti dalle aziende.
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3) Emissioni industriali autorizzate: Ravenna scarica in acqua l'11,6% del benzene italiano, Livorno scarica in acqua 2930 chili all'anno di arsenico e 5945 chili all'anno di piombo, ecc. Ovviamente Taranto è la città peggiore grazie all'Ilva e grazie ai dati nascosti dal Ministero della Salute negli anni passati. Torino, invece, questa volta invece si trova fra le città meno contaminate da sostanze inquinanti.
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4) La piccola Reggio Emilia è la quarta città italiana con l'aria peggiore (in fatto di polveri sottili,
7 citta' su 10 sono fuori legge). Negli ultimi dieci anni, inoltre, le emissioni da CO2 da trasporto stradale sono aumentate del 18%. I giorni in cui i limiti di polvere sottili sono stati superati vede Torino capofila di questa speciale classifica a quota 149 (anno 2007, dati rilevati fino al 25 nov.) e comunque il 70% delle città italiane ha superato almeno per 35 giorni i livelli di inquinamento pericoloso.
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5) Una buona notizia, anche se viene subito dopo una brutta, ovvero Enel, Eni e Ministero dell'Ambiente hanno siglato 2 mesi fa un accordo per estrarre dai fumi della centrale a carbone (ecco la brutta) di Brindisi CO2 da immagazzinare col "geosequestro" (Carbon Capture and Storage)
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