4 novembre 2009

A chi appartiene il crocifisso?

Nell'ultimo mio articolo ho parlato della sentenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo, secondo lui la presenza del crocifisso cattolico nei luoghi pubblici è illegale.

Io propongo la creazione di classi laiche ed atee, siccome in Italia è impossibile far rispettare sentenze che vanno contro i potenti del momento e dove l'unica soluzione è dividersi in 2 tronconi come sempre.

Oggi, dopo le numerose dichiarazioni contrarie dei vari politici italiani sentite in due servizi del TG1 stasera ed anche ieri sera (da cui "stranamente" mancano le voci favorevoli, a differenza, ad esempio, di quelle dei cardinali che trovano ampio spazio), vorrei cercare di capire a chi appartiene questo simbolo, anzi logo, famoso in tutto il mondo e che tanti miliardi apporta alle casse segrete del Vaticano.

In primis, allo Stato del Vaticano che porta in giro per il mondo la voce di Cristo (o dei suoi interessi? Ardua sentenza), attraverso questo simbolo utilizzato egregiamente come arma di marketing.
Conseguentemente, appartiene ai milioni di italiani che credono nella religione cattolica, sia per vera convizione che per convenzione (essendo stati bazzettati e cresciuti in famiglie credenti o vivendo in una società fortemente cattolica, almeno nell'aspetto).
Fra i vari milioni di italiani, però, ci sono anche i non credenti (cosidetti atei e agnostici, i quali hanno ragioni diverse nel non avere alcun credo) e religiosi appartenti ad altre Chiese: evangelici, luterani, anglicani, valdesi, perseguitati nel medioevo dai cattolici, testimoni di Geova, buddhisti, islamici, induisti, raeliani, ecc. (link wikipedia).

Ma ecco alcune dichiarazioni dei politici italiani.

Berlusconi: "La sentenza dei giudici europei è imprevista e inaccettabile" (link)
Imprevista no, doveva decidere ed ha deciso. Inaccettabile neanche, leggendola si trovano le motivazioni. Povero, dotategli del potere di visivo per vedere le parole e mentale per elaborarle.

Bossi: "
E' una stronzata" (link)

Ok, ma chi lo dice sa di esserlo, quindi anche la sua lo è.

Gelmini: "Nessuno può toglierci nostre tradizioni"; "Il crocifisso rappresenta l'Italia" (link)
No, l'Italia è nata annientando l'impero papale e molti, anche nella destra, erano anticlericali.
Le tradizioni la Gelmini le può coltivare a casa sua, non imponendole a tutti come fosse negli anni 50, non in uno spazio di educazione pubblica, atto all'evoluzione culturare del popolo (cosa di cui però ho sempre dubitato, siccome si è portati molto più ad ubbidire e ad imparare a memoria che a sviluppare una propria personalità e coscienza critica).

La Russa: "
Possono morire, il crocifisso non lo toglieremo mai" (link)
Prima o poi muoriamo tutti, caro.
E singolarmente, non al plurale. A meno che non ci sia un desiderio inconscio di compiere un bel suicidio di massa.

Sacconi: "Duro colpo alla coabitazione europea" (link)
Si, infatti è risaputo che un buon cattolico, data la sua ampia visione liberale, non deve mai entrare in casa altrui se sprovvista di croce.

Bersani: "Simbolo che non offende nessuno" (link)
E chi ha parlato di offesa? Si è parlato e si è sentenziato in nome della libertà. Anche l'assenza non offende nessuno (infatti i credenti possono camminare, sedersi, correre, baciarsi e fare figli con la croce al collo).

Feltri: "Crocifissi vietati a scuola? I giudici UE bevono troppo"; "I burocrati dell'Unione Europea, anzichè occuparsi di lotta alla droga e all'immigrazione selvaggia, se la prendono col crocifisso" (link)
I giudici possono e devono occuparsi di tutto. Se delle persone han fatto ricorso in Tribunale, è giusto che dei giudici abbiano deciso in merito. Droga? Immigrazione selvaggia? Non è che si riferisce forse a Villa Certosa (cocaina imported by Tarantini & Co. e babbo nataline slave, forse anche minorenni)

I Giovani de La Destra (scritte sui muri della città di Roma, perchè loro non sono squatter): "Stacchi il crocifisso? Ti staccheremo le mani" (link)
Non potevano mancare anche le dichiarazioni dal mondo musulmano che si stringe attorno ai poveri religiosi cattolici italiani (per l'eterna unione fra le religioni, contro gli atei), infatti
Zahoor Ahmad Zargar dice: "Ho due figlie musulmane, che hanno frequentano la scuola pubblica dove è esposto il crocifisso e non l’hanno mai considerato una forma di prevaricazione da parte di un’altra religione" (link).
Per loro esiste solo la religione, l'assenza di queste non è contemplata, eppure nessuno ha ancora visto Dio, ed i santi sappiamo tutti che son impostori (si pensi alle mani chimicamente modificate di Padre Pio)
.
Ho paura che, leggendo le affermazioni di Feltri e di Sacconi, ci sia una volontà (il rischio, direi) di uscire dall'UE (che farebbe presto a cacciarci dato il debito pubblico elevatissimo e le numerose multe che ci vengono affibiate di tanto in tanto, vedasi i 350.000 euro al giorno per le frequenze abusive di Rete4).

Mi chiedo cosa avrebbero detto (e fatto), se l'UE avesse intimato la soppressione dell'ora di religione cattolica che, essendo una materia insegnamento (con voti che contano a fine anno) e non semplicemente un simbolo, ha un coefficente d'importanza più alto, ma in un'epoca di loghi, il logo della supremazia, del comando sulle anime è molto importante per il marketing cattofascista.

Come già scritto da me in precedenza, il togliere questo oggetto, non è un atto contro i credenti cattolici che avrebbero ed hanno, come sempre, le loro numerosissime chiese (finanziate in parte dallo Stato Italiano, quindi anche dai non credenti e dai "diversamente credenti") ed anche la famigerata ora settimanale di religione cattolica nelle scuole pubbliche (con professori stipendiati dallo Stato Italiani, ma scelti dalla CEI), ma un atto semplice, di superficie, che non colpisce (sarebbe illiberale) la libertà religiosa vietandone la professione, siccome la UE non è atea, non è comunista, è semplicemente laica (o laicista, che è la stessa cosa, non una parolaccia come vogliono farci intendere i vari Cicchitto e massoni vari), liberale e multietnica.

Questo oggetto non è per forza sinonimo di pace, solo perchè ci mostra il povero Gesù (per alcuni considerato il Cristo), così come la svastica non lo è per forza della malvagità umana (siccome è il simbolo della fortuna per i Buddhisti, e non solo il "logo" dei nazisti), infatti, la croce cattolica è stata usata per colonizzare con senso di schifosa e guerrafondaia superiorità vaste fette del mondo non ancora (per fortuna sua finchè ha potuto) civilizzato da noi e per condannare a morte studiosi di ogni genere e per limitare l'evolversi del "costume" sociale.
Il problema, forse, però, non è il simbolo ma l'uso che ne è stato fatto che, purtroppo, è più forte del messaggio originale di pace e sofferenza ingiustamente subita. Il male compiuto dall'uomo (tra cui ovviamente ci sta l'avarizia e il materialismo della casta religiosa), pur essendo religioso, è purtroppo superiore alla bontà del "fondatore" di questa religione e, perciò, non è possibile per chi ha un minimo di conoscenza storica, accettare quel simbolo rappresentante una forte e criminale/criminogena casta.

Per le leggi vergogna, come quella per l'immunità delle alte cariche dello Stato e quella contro le intercettazioni, i nostri governanti del centro-destra dicono di rifarsi agli altri Paesi Occidentali (dicendoci in realtà fandonie, ma tanto la massa non si informa ulteriormente), mentre, chissà perchè, in questo caso non fa confronti.
Ecco svelato il perchè: perchè ad esempio in Francia (governa il centro-destra) ed in Spagna (governa da pochi anni il centro-sinistra ed è un Paese fortemente cattolico), non v'è alcuna presenza di questo simbolo cristiano, ma in realtà cattolico, siccome è presente, da noi, grazie agli accordi tra Stato Italiano e Stato Vaticano.



Per chi volesse sentire e leggere commenti di intellettuali a favore di codesta sentenza, ecco l'audio di Piergiorgio Odifreddi (link) che parla delle conquiste imperiali col simbolo della croce e i primi anni dell'Italia Unita in si era anticlericali, e l'articolo di Dario Fo (link).

Ecco l'illuminante pensiero di Don Farinella (fonte: Il Secolo XIX)

«Il crocifisso va tolto dalle scuole proprio per restituirlo al suo significato originale e sottrarlo alle strumentalizzazioni, dovrebbero essere gli stessi cattolici a volerlo»: il parroco genovese don Paolo Farinella, noto per le sue posizioni polemiche con la destra ed anche con i vertici della Chiesa cattolica, è intervenuto stamani a margine di un seminario organizzato dall’associazione Libertà e Giustizia sulla questione sollevata dalla sentenza della Corte di Strasburgo.

Il crocifisso è "scandalo", metterlo sul muro di una classe vuol dire ridurlo a mero `simbolo´ di una cultura, vuol dire snaturarlo», ha spiegato Farinella. «Oltretutto la decisione di mettere il crocifisso a scuola - ha proseguito - è figlia del Fascismo. Ed oggi un Governo indegno, che parla del crocifisso e non rispetta i diritti dei disperati che arrivano nel nostro paese chiedendo asilo, utilizza la questione per fini meramente mercantili: i veri cattolici dovrebbero ribellarsi». Don Farinella non ha risparmiato critiche neanche ai vertici della Chiesa, contrari anche loro alla sentenza europea e vicini al Governo rispetto al ricorso che l’Italia presenterà a Strasburgo: «Per fortuna Cei e Vaticano non sono la Chiesa e non la rappresentano, sono strutture di potere che si rapportano con il potere politico in modo istituzionale, tradendo la loro vera missione»

Link:
La battaglia su un simbolo - Stefano Rodotà (Repubblica/Micromega)

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