10 dicembre 2009

Alfano e i magistrati invisibili

"Basta andare in TV" (fonte: TG24 SKY)

Questo il riassunto del discorso di Alfano del 9 dicembre 2009 a Palermo, assieme al ministro dell'Interno Maroni e al procuratore capo di Palermo, Messineo.
Questa frase, purtroppo, non è rivolta a sè stesso o ai suoi colleghi, ma a quei magistrati che, anzichè lavorare giorno e notte negli uffici e a casa (cosa che già fanno), osano, pensate, andare non soltanto a convegni, ma anche in programmi televisivi.

La frase completa è questa:
"Lavorando di piu' in Procura e senza le luci delle telecamere, si arresta qualche latitante in piu', quindi con qualche convegno in meno e qualche latitante in più, si fa il bene del Paese"

Purtroppo, Alfano, non si rende conto che non basta arrestare, ma che è necessario educare più italiani possibile sul significato del termine Mafia, sul perchè esiste, in cosa consiste, quali sono i problemi di fondo che non la fanno estinguere e, per fare ciò, c'è bisogno di certi magistrati.
Si pensi a Giovanni Falcone e alle interviste a lui fatte dalla giornalista Michelle Padovani (raccolte nel libro "Cose di Cosa Nostra", link IBS).
Falcone, come Paolo Borsellino, era il simbolo dell'Antimafia, ed è solo grazie alla sua notorietà se tutti gli italiani onesti si sentono vicini ai siciliani, e ai meridionali in genere, vittime delle nostrane associazioni criminali che, fra parentesi, fanno affari con certi italiani del Centro e del Nord. Magistrati coraggiosi come loro devono essere conosciuti da tutti gli italiani, devono sentire tutto il nostro appoggio. Se così non fosse, il loro lavoro lo svolgerebbero ugualmente, ma i mafiosi si sentirebbero più protetti dal menefreghismo, causa dei mali del Sud.
Gli odierni famosi magistrati antimafia (che però lavorano con solerzia già da 20 anni), sono Roberto Scarpinato e Antonio Ingroia.
Scarpinato ha realizzato un libro dal titolo "Il ritorno del principe" (presentazione su Youtube).
Ingroia indaga su Berlusconi e Dell'Utri (Il suo appello al premier, su Youtube).
In questi mesi (pardon, anni) di continui attacchi ai magistrati (combinazione sempre quelli che indagano con fervore) da parte dei politici, è obbligatorio il nostro sostegno! Come potrebbero sapere i cittadini, nel caso i magistrati stessero in silenzio, di come si combattono i criminali? E se ciò non si saprà, se tutto si riduce ad un arresto/evento, non ci saranno grandi esempi da seguire per i giovani, per i futuri magistrati. Inoltre, senza lasciar proferir parola a questi onesti servitori dello Stato, sarà tutto lasciato in mano a Berlusconi che potrà continuare a far credere a 60 milioni di italiani di essere minacciato ed accusato ingiustamente.

Alfano contro l'educazione, contro la lotta all'ignoranza, contro l'unione dei cittadini e dei magistrati onesti, contro il portare a conoscenza i dati, i fatti delle indagini. Un Alfano ignobile!
Alfano dovrebbe sapere che, purtroppo, presenziano poco in tv gli amati/odiati magistrati.
Quanti telespettatori conoscono Ingroia? Pochi. Per fortuna ci ha pensato Augusto Minzolini, direttore del TG1 scelto da Berlusconi, a sopperire a questa mancanza. Infatti la sera del 9 novembre 2009 lo ha attaccato per le critiche del magistrato rivolte alla politica del governo in tema di giustizia (link AdnKronos). E comunque di Augusto ce n'è uno solo - "Il Muro"

Alfano parla come Berlusconi, che a sua volta segue le indicazioni della loggia massonica P2, la quale infatti voleva l'invisibilità assoluta dei magistrati (probabilmente per poterli far scomparire senza apparenti problemi). Berlusconi infatti vorrebbe che diventasse legge una "sua" malsana idea che risponde al divieto di nominare sulla stampa i magistrati.

Alfano si vanta dei numerosi arresti e del fatto che, probabilmente, in questa legislatura la Mafia sarà distrutta. Il rischio è che venga solamente decapitata, con una cammorizzazione diffusa.
Maroni dice: "
Vogliamo sconfiggere la mafia, abbiamo la straordinaria ambizione di voler mettere fine a questo capitolo orribile della storia italiana e col piano straordinario di contrasto in dieci punti che approveremo nel prossimo gennaio faremo l’affondo definitivo".
Il rischio sopra menzionato, attanaglia la mente del questore di Palermo, Alessandro Marangoni, che infatti dice: "In questo momento c'è il rischio di camorrizzazione a Palermo. Non c'è più una struttura verticistica di Cosa nostra, c'è un magma di gruppi che possono salire nella scala del potere della mafia. E questo può esser pericoloso. E' possibile una nuova guerra di mafia".
Infatti un recente articolo di Repubblica s'intitola: "I rampolli di Cosa Nostra in lotta per il comando" (link).
D'altronde, i piccoli mafiosi rimasti, cercheranno di organizzarsi in nuove cupole, mica diventeranno onesti cittadini se da sempre son stati educati in altro modo. C'è bisogno della presenza dello Stato, non solo nella forma della repressione, ma per la garanzia della legalità, per l'educazione e la fornitura di decenti servizi pubblici, degni di un Paese civile che delle mafie non se ne fa niente.
E invece, tutt'ora, la criminalità serve per trovare lavoro e per essere eletti!

Alfano dovrebbe comprarsi un'Alfa speciale per andare indietro nel tempo e fermarsi nel 1996, anno in cui presenziò al matrimonio della figlia del mafioso Croce Napoli, col quale si scambiò un bacio (link La Repubblica, 5 febbraio 2002).
Inizialmente, l'attuale ministro smentì affermando di non conoscere assolutamente quelle persone, poi, siccome in una VHS c'era la prova della sua partecipazione, ritrattò, spiegando che la sua presenza si dovette all'invito dello sposo (link La Repubblica, 6 febbraio 2002).
Ma come, prima dice di non conoscere nessuno, e poi parla dello sposo, di cui non conosce la sposa? Incredibile!
Come se non bastasse questo piccolo mistero, quest'anno ne è spuntato un altro: "Ora disprezza la Mafia, ma ci chiese i voti". Parole di Ignazio Gagliardo, collaboratore di giustizia, durante l'inchiesta bis su Totò Cuffaro (link La Repubblica, 8 ottobre 2009).

Non è possibile che ai vertici dello Stato siedano persone come lui, Berlusconi, Schifani, Dell'Utri, ecc., con amicizie sospette.
La domanda di molti, in seguito alle minacce ricevute da Alfano (link Corriere della Sera), può essere questa: "Come mai un amico dei mafiosi, da voi considerato tale, lotta contro di loro e viene minacciato?"
Risposta (sperando nell'assoluta estraneità del ministro) : "I mafiosi non appartengono tutti allo stesso clan, ce ne sono molti e sono in lotta fra di loro, quindi può darsi che solo uno di questi o parte di essi sia contro di lui, mentre gli altri lo appoggino"; "Può aver stretto amicizie e accordi precedentemente con loro, ed ora che ha raggiunto il suo scopo (i voti, ad esempio), agisce da buon servitore dello Stato e, per questo, i mafiosi vogliono vendicarsi".


Tralasciando questo suo (poco) discusso passato, le attuali sue parole sono irriguardose verso chi lavora giorno e anche notte, rischiando di esplodere in aria!

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