13 marzo 2011

Comunisti e divorzio

Ma perchè non ce lo vengono a dire in faccia mostrando un po' di dignità e coraggio? Sto parlando dei comunisti.
Perchè i comunisti, che esistono, eccome se esistono (e si dice che prenderanno più voti dell'IDV), non rinnegano le loro proprietà, perchè non creano zone franche dove non esiste commercio e neanche il baratto, ma una semplice e totale condivisione e quindi neanche l'unica proprietà dei proletari, ovvero la famiglia?


Leggendo un quotidiano di pochi giorni fa, mi sono imbattuto, come spesso mi piace fare, nella pagina dedicata alle lettere, dove una signora dal passato comunista porta alla mia conoscenza un fatto che mi ha fatto alzare sulla e sedia ed esclamare: "Miiii, non ci posso credere!!!"
Praticamente afferma (ho fatto una breve ricerca ed è vero) che il PCI era contrario al divorzio.

Ma come, i comunisti che oggi sono per coppie di fatto, testamento biologico, lotta al razzismo, all'omofobia, sono egologisti e femministi e tante altre belle cose, erano contrari al divorzio?
Inizialmente non capivo il perchè, considerando la loro natura rivoluzionaria (bah), ma poi collegando il termine comunista a quello di proletario mi era ben chiaro che dovendo lottare per i diritti di questi, un loro diritto era quello di non veder distruggersi la loro unica proprietà privata, ovvero la famiglia. E al diavolo la mogliettina che magari si prendeva le botte o che era costretta a lavare, cucire, cucinare, stirare ogni giorno per (e accudire) 5-6-7 persone con magari un bel paio di corna in testa!
Togliamo pure le proprietà ai ricchi, ma quella dei poveri no, giammai, loro devono bearsi delle loro conquiste che si tengono ben strette con la forza.

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