22 novembre 2009

Imprinting (del popolo, dalla culla)

Oggi, in Italia, migliaia di rumeni si recheranno a votare e, ascoltando la notizia tramite un telegiornale (purtroppo a tavola, a pranzo e a cena, c'è questa malsana abitudine, a me avversa), mi ha colpito la frase, banale, di una signora: "Le nostre case sono qua, ma le origini là".

Ovviamente questa frase vale per ogni migrante del presente e del passato, infatti valeva per i nostri che scappavano per l'Australia, il Nord e il Sud America, dal poverissimo Sud Italia fra '800 e '900 (il cui odor di quel motore che ci portava avanti quasi tutti quanti maschi, femmine e cantanti, non è assaporato da chi è sottovento che, in cuor suo, ha solo astio e malcontento. Piccola divagazione faberiana che ben si addice anche ai giorni nostri, dato il divario sempre più marcato fra ricchi e poveri) e per gli attuali giovani che cercano lavori onesti, gratificanti e ben remunerati nel resto d'Europa e a volte del mondo.

Cos'è la Patria? Cosa ci lega al suolo patrio? Perchè nutre in noi sentimenti nostalgici e di purezza?

La Patria è l'insieme di persone che condividono le stesse tradizioni e valori generali facilmente (non richiedono grossi sforzi) condivisibili da tutti. E' inoltre un territorio ben delimitato dove, sembra, solo lì si riescono a trovare dei propri simili. Però, può essere anche un fatto di arretratezza/limitatezza culturale, infatti, varcando i confini, stili di vita e paesaggi non mutano drasticamente ed anche in queste nazioni confinanti si trovano esseri umani degni di questo nome. Cambia solo la lingua!
La Patria è un concetto vecchio, utile per unire milioni di persone contro invasori nemici e per far sì che questi milioni si sentano uniti ogni giorno, anche se i loro valori sono uguali a quelli degli stranieri confinanti. Lo Stato che consideriamo nostro, è tale da un "pugnetto" di anni rispetto all'immensità del tempo infinito dello spazio, del mondo ed anche della storia umana.
Perchè siamo così legati a qualcosa di così recente?
Molti che emigrano, si dicono nostalgici del proprio Paese (non paese), ma più probabilmente lo sono del paesaggio circostante la loro casa d'origine e della presenza di tutti gli amici, parenti e conoscenti.
Uno di Lecce non sentirà la mancanza di Brescia, che magari non ha mai visto. Idem il contrario. Quindi non sentirà la mancanza dell'Italia, ma di Lecce (o Brescia, ecc.).

Ovviamente, in un mondo fatto di veloci viaggi intercontinentali, un mondo aperto a nuovi cittadini, parlare di Patria risulta alquanto anacronistico, eppure sembra che questa (o una limitata parte di questa) viva sempre nel cuore del migrante, anche nel caso sia dovuto fuggire per estrema povertà.
Forse è come la religione: la si repuata vera, unica, e impossibile la sua assenza/inesistenza, perchè si nasce lei attraverso simboli, colori, bandiere, inni, frasi fatte che ci entrano nella mente e ci fanno quasi compagnia, dando un senso alla nostra esistenza.
Ecco, c'è una simbiosi fra ogni nascita umana e la patria e la religione, che infatti ci accompagnano sempre. Se vengono tolte, molte persone si sentono vuote e quasi morte.
Si è come le anatre di Konrad Lorenz che vivono in base a ciò che han visto e che gli è stato insegnato dal momento della loro nascita.

Se nascessi in un luogo sperduto, in una famiglia "ribelle", dove trascorrere la mia infanzia, probabilmente (dico probabilmente perchè non l'ho mai sperimentato) non avrei alcuna concezione di Patria nè alcun desiderio di venerare il Dio venerato dal resto della popolazione del nostro Stato. Avrei solo il desiderio di un mondo senza confini...

Penso che semplicemente ci si adegua, ci si uniformizza e che quindi i valori e le tradizioni siano alla Patria utili e che sia l'omologazione a crearla.


Se, non trovandomi bene nella mia città d'origine, ne cerco un'altra dove poter avere migliori rapporti affettivi e di lavoro, non sentirò mai la mancanza della prima (specialmente se grande e globalizzata, quindi senza segni di riconoscimento diffusi e unici), forse solo rabbia per i momenti infelici che vi passai.
Allora perchè i migranti devono pensare con affetto smisurato al Paese che li ha visti nascere fra enormi sofferenze? Dovrebbero averne solo per le persone care, tralasciando i nomi delle loro (?) nazioni.

"Governare è far credere" (N. Machiavelli)

Non fate le anatre!

PS: articolo stimolato da un video dell'ex prof e scrittore Serafino Massoni

1 commento:

Niente Barriere ha detto...

Ohilalà! Davvero un bel post! Bravo! :) Ciao Daniè