28 novembre 2009

Siamo pieni zeppi di mafiosi

Attualmente in Parlamento e nel Governo Berlusconi IV, in carica dal maggio 2008, ci sono molti politici sospettati di aver o aver avuto legami con mafiosi: Berlusconi, Schifani, Cosentino, Dell'Utri, Landolfi e D'Alì.

Berlusconi e Dell'Utri
(quest'ultimo condannato nel 2004 dal Tribunale di Palermo a 9 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, ma nonostante ciò è attualmente un senatore), fondatori di Forza Italia (ora PDL, ovvero FI+AN), in quanto ospitarono a casa del primo il mafioso Mangano; in quanto si sa poco sulla prima ricchezza dell'attuale premier proveniente da conti sospetti della Banca Rasini; in quanto le stragi mafiose del 1992 e 1993 terminarono con la sua decisione di "scendere in campo" con i mafiosi intenti a votare e far votare in massa Forza
Italia in Sicilia.
Undici anni fa, le posizioni dei due compagni d'affari e politica, come mandanti delle stragi mafiose, vennero congelate, poichè si riscontravano contratti fra i creatori di Forza Italia e i mafiosi solo per sollecitazioni in occasione delle elezioni del 1994. Gli stessi sostituti procuratori che archiviarono il caso, sono gli stessi che a settembre lo hanno riaperto a seguito delle rivelazioni di Gaspare Spatuzza, attuale collaboratore di Giustizia, che ha parlato dei rapporti e degli accordi fra il boss Graviano e Berlusconi/Dell'Utri. Felice Graviano, però, smentisce tutto. Secondo lui, solo Riina e Messina Denaro (amico di D'Alì, PDL), possono conoscere i mandanti politici.
Link:
La Procura di Firenze e il pentito Spatuzza. Inchiesta riaperta sui mandanti politici (Corriere della Sera)

I Graviano sbugiardano il killer che accusa il Cav (Il Giornale)

Schifani, attuale Presidente del Senato, in quanto membro della Sicula Brokers, società che vide alcuni soci condannati per associazione mafiosa e concorso esterno in associazione mafiosa; in quanto fondatore della GSM, società di recupero crediti, con Antonio Garofalo, rinviato a giudizio nel 1997 per usura ed estorsione; in quanto fu avvocato urbanista per il comune (sciolto per Mafia nel 1999) di Villabate che, guarda caso, come sindaco aveva Giuseppe Navetta (nipote del mafioso Nino Mandalà, ex socio di Schifani nella Sicula Brokers).

Cosentino, personaggio principale di questo momento e attuale sottosegretario all'Economia e alle Finanze, è accusato dal gip di Napoli di concorso esterno in associazione mafiosa, per le accuse rivoltegli, dal 1996 ai giorni nostri, da almeno 6 pentiti della Camorra, la quale lo avrebbe sempre sostenuto nelle varie elezioni
, intessendo con lui rapporti d'affari come nel caso della ECO4 (smaltimento rifiuti), azienda con cui investire soldi sporchi e nella quale assumere personale, anche inutilizzato, solo per ottenere in cambio voti sicuri.
Link:
"Sviluppi recenti" (Wikipedia)
"Sostegno elettorale dei Casalesi" (Ansa)
"Il pentito e i nomi dei politici" (Corriere della Sera)
"L'ordinanza del gip" (Corriere della Sera)

Secondo il pentito Gaetano Vassallo, già accusatore di Cosentino, anche Mario Landolfi, attuale deputato del centro-destra, era coinvolto negli affari della ECO4. Nel 2007 è stato inoltre accusato dall'imprenditore e pentito di Camorra Michele Orsi, ucciso nel 2008, di assunzioni truccate, oltrechè di certificazioni antimafia date con disinvoltura.
Link:
"Critiche e aspetti controversi" (Wikipedia)
Il padrone di Mondragone (L'Espresso)

D'Alì, senatore, è stato recentemente accusato dalla ex moglie, tramite il quotidiano Il Fatto, di aver intessuto rapporti d'amicizia coi mafiosi Matteo Messina Denaro e Franco Virga. Oltre a lui, anche il senatore del PDL, Domenico Contestabile, era amico di Virga.
Link:
La politica nella terra di Cosa Nostra. Parla la ex moglie di Antonio D'Alì (Il Fatto Quotidiano)

Con che coraggio questo questo Governo affermare di voler combattare la Mafia?

Intanto si parla con orrore della legge che consentirebbe la vendita, tramite messa all'asta, dei beni confiscati ai mafiosi, nel caso lo Stato non trovi entro 90 giorni associazioni pronti a sfruttarli a fini sociali.
Nel 1996 ci fu una prima legge a riguardo che poneva e pone, come imprescinbile strumento per azzoppare la Mafia, il sequestro e riutilizzo dei suoi beni (soldi, ville, auto, ecc.). Chi la ideò, ovvero Pio La Torre, venne ammazzato. Cambiarla in modo alquanto sospetto, è una mancanza totale di rispetto verso un servitore dello Stato.
Se davvero avverà ciò (la legge è nella Finanziaria), sarà un bel regalo ai criminali, così come lo è lo Scudo fiscale.
Link:
No alla vendita dei beni confiscati (Il Fatto Quotidiano)
Raccolta firme contro la vendita dei beni confiscati (Libera)

Mentre noi liberi cittadini aspettiamo di sentire ogni giorno dai TG pubblici e nazionali servizi su queste condanne, sospetti e rivelazioni bollenti affinchè tutti sappiano, veniamo invece spronati dal premier Berlusconi nel temere la Magistratura pronta a scatenare una guerra civile e nell'odiare, oltre che i magistrati che indagano sui suoi affari e i giudici che condannano i suoi amici/colleghi, anche gli scrittori e sceneggiatori di libri e film sulla Mafia.

Guerra civile intesa come lotta fra parti dello Stato. Un'affermazione comunque molto forte. Probabilmente Berlusconi, non sentendo più l'appoggio della maggior parte degli italiani tramite i suoi sondaggi, ha voluto attirare maggiormente l'attenzione su di sè, nella sua solita veste di vittima, con questa frase ad effetto, pronta a sostituire quelle che, studiate anch'esse a tavolino, ci propina mezzo tv e quotidiani, dal 1994 ad oggi.
Riguardo a chi scrive e racconta di Mafia, l'accusa è assurda: primo perchè sia la Mondadori sia la RTI o Mediaset che sia, propone libri e film su ciò; secondo perchè i professionisti si specializzano: così come c'è chi parla sol di associazioni criminali come Mafia e Camorra, c'è chi parla solo di cibo o sport.

Link:
"Berlusconi all'assalto dei PM: Vogliono la guerra civile" (L'Unità)

"Strozzerei autori La Piovra" (Blitz Quotidiano)
Michele Placido risponde a Berlusconi (Corriere della Sera)
Per Berlusconi 18 salvacondotti in 15 anni (La Repubblica)

E, nonostante siano i politici del PDL ad ottenere voti in vaste zone del Sud Italia grazie ad accordi con criminali, ci si ricorda sempre di Prodi, in quanto grande imbroglione per la sua vittoria alle politiche del 2006 per una manciata di voti.
Link:
"Brogli a non finire" (La Repubblica)

2 commenti:

Alessandro Tauro ha detto...

Complimenti per il posto ben ben ben dettagliato ed accurato!
Ovviamente il quadro che hai dipinto è terribilmente vomitevole, ma in fondo in un certo senso, c'è poco da rimanerne stupiti...

Danx ha detto...

Ciao, grazie.
Purtroppo tramite i mass media, questi governanti, ci regalano la favola della lotta alla Mafia, molte volte combattuta da quei magistrati che loro odiano.
Non sono credibili.