29 novembre 2009

Schiavi del sistema

Il ceto medio si è sempre considerato fortunato nel poter acquistare in qualsiasi momento tutto ciò che desiderava, non solo ciò di cui aveva veramente bisogno, cosa che si dovrebbe tornare a fare.

Voleva? In realtà i suoi desideri son stati imposti con la pubblicità! Le industrie volevano e vogliono ottenere grandi profitti, che fare quindi per produrre/vendere tanto? Mostrare le, finte, gioie del consumo. Per consumare come queste vogliono, però, era ed è necessario lavorare duramente e non producendo cibo come i contadini, ma molte schifezze velenose, come anche i computer coi quali scriviamo.

La classe media è stata viziata fin da subito nel pretendere e nell’ottenere tanti tipi di merci.

La merce si è legata alla vita fino ad avere l’identico valore. Quando è avvenuto questo legame, questa similitudine, è iniziata la vera fregatura, ovvero la schiavitù della massa verso questo sistema in cui si sente libera, per il semplice fatto che non riesce ad immaginare un altro sistema, un altro mondo, slegata com'è, oramai, dalla terra.

Se le persone riuscissero ad immaginare un mondo con meno cose e più tempo libero per migliorarsi, quindi evolversi o semplicemente per apprezzare il mondo esterno e naturale, non si farebbero più problemi sul lavoro e sullo stipendio, ma si accontenterebbero del lavoro da loro scelto per passione (in questo caso potrebbero lavorare anche 15 ore al giorno, perchè il lavoro rappresenta la dimostrazione delle loro abilità, quindi li rappresenterebbe quasi al 100%, a differenza dei lavoretti che molti giovani, e meno giovani, sono costretti a fare giusto per consumare spicciola merce tecnologica prodotta in massa, senza la quale sembra impossibile anche solo camminare o dormire).

Al momento, però, anzichè cambiare stile di vita, personalizzandola, ci si lamenta del crollo economico perchè il sistema non garantisce più la certezza dei consumi, per i quali è necessaria una continua presenza in questo sistema industriale/consumistico.

Esempio pratico e banale: anzichè lavorare per migliorare le condizioni del Paese, per garantire studi e cure ai familiari e parenti, si va a lavoro anche e soprattutto per comprare l’automobile con la quale andare a lavoro, lavoro attuato per il suo acquisto. Probabilmente è un circolo vizioso.

Inutile dire che consumare troppo fa male all’ambiente, inutile dire che acquistare troppo non ci renderà felici, inutile dire che l’acquisto di 10 televisioni non migliorerà il palinsesto. Conta il contenuto, non il mezzo. Quindi, si può avere qualsiasi automezzo, siccome l’importante sarà la mèta, non il motore.

Un commentatore del blog di Daniele Martinelli, tale Poldo, parla di un nuovo modo di concepire gli acquisti:

"Il concetto base è accorciare la "filiera" e un qualcosa come i gruppi di acquisto possono essere la risposta giusta.
Abbiamo fatto si che negli anni un prodotto subisse 10, 20 trattamenti con l'introduzione di 20 soggetti diversi che ahnno portatoa d una speculazine assurda sul valore stesso del prodotto. Le famose "zucchine" ne sono state la testimonianza.
Un agricoltore prende 10 per un chilo di prodotto, prodotto che vine venduto a 100 al chilo in un supermercato. c'è qualcosa che non va.

I gruppi di acquisto differenziati nel concetto ma con lo stesso fine, far risparmiare chi acquista offrendo comunque qualità nei prodotti, si sono dimostrati vincenti; oltretutto hanno picconato il concetto capiltalistico che da anni sta gravando sulle nostre teste dando voce e risalto ad una economia reale, vera fatta di persone".

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