13 dicembre 2014

La banalità del lavoro

Avere un lavoro è brutto perché, a parte lo stipendio, si è sempre sotto controllo, da parte del padrone e dei colleghi, si hanno orari fissi, inflessibili, tardare anche solo di 3 minuti pare un insulto, insomma si è schiavi di gerarchie insulse e di numeri ancora più insulsi.
Ma anche i lavoratori autonomi, anche quelli che fanno grandi incassi giornalieri, non sono più fortunati perché devono sempre mostrarsi felici e attivi con clienti e conoscenti, altrimenti perderebbero il loro fascino, prestigio e quindi anche clientela.
Insomma, per campare bisogna sempre prostituirsi, essere sempre a disposizione del prossimo che, nel caso di un lavoratore dipendente, è il capo dalla cui testa dipende il tuo presente e futuro, e perciò vuol dire anche non poter essere sé stessi, cosa che consiste nel poter avere pensieri originali, unici, personali e anche modi di fare e comportarsi unici e personali, ecc.
Praticamente bisogna fare i robottini puttani...

Ma la cosa ancora più brutta è, ovviamente, non avere un lavoro, perché senza soldi non si può avere un tetto, un piatto e neanche i soldi per la benzina per andarsene in giro e rinfrancarsi lo "spirito" (cioè la mente) vedendo posti meravigliosi a noi preclusi durante praticamente tutta la nostra esistenza.
Ma, soprattutto, sono le frasi della gente comune che vive nella banalità e nello schifo del lavoro di cui sopra, a rendere la vita di chi non ha un lavoro ancora più brutta, perché dicono: "Ohhh mi dispiace, dai che lo troverai, non so quando ma lo troverai"
Ma che cazzo ne sai se lo troverò, e poi che vuol dire trovarlo.. mica è una tesoro nascosto sotto terra.
E oltre a non sapere quando lo troverò, se non sai neanche che tipo di lavoro voglio e posso fare, di che stai cianciando? In giro è pieno di gente che lavora e nonstante ciò sembra abbattuta, stanca, stressata, imprigionata, annchilita.

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