23 ottobre 2011

Simoncelli e la velocità per sentirsi vivi


Oggi in una gara di livello mondiale è morto il bravo motociclista Simoncelli a seguito di un impressionante incidente
(una o due moto gli sono piombate sulla testa mentre lui stava scivolando sulla corsia a seguito di una scivolata).

Ovviamente le gare continueranno a svolgersi. Lui non è nè il primo nè l'ultimo corridore morto in gara e, d'altronde, le gare servono per emozionare il pubblico e spingerlo a comprare mezzi nuovi, ovviamente sempre più potenti. Il delirio della nostra intelligenza tecnica ha di nuovo mietuto una vittima, come ogni giorno, come mille volte al giorno nel mondo, come in una guerra, ma tutti zitti, altrimenti il Pil calerà sempre di più.

Come lui, ogni fine settimana muoiono tanti giovani su due e quattro ruote e non sempre per colpe loro. Si pensi al caso dei giovani morti carbonizzati sull'autostrada Milano-Torino, l'altra notte, a causa di una seconda automobile che ha tamponato ad elevata velocità la loro ferma nella corsia di emergenza.

In certi casi per sentirsi vivi si schiaccia l'acceleratore e si fanno le gare, in altri casi si corre e si prendono dei rischi non tanto per sentirsi vivi ma a causa dell'ambiente che ci plasma: se i nostri coetanei del quartiere dove abitiamo sono rispettati perchè impennano con gli scooter e le moto, per non essere presi in giro, si cercherà anche noi di fare altrettanto. In altri casi invece è mera coincidenza causata dal semplice traffico a motore che, però, non viene mai condannato, per tutti è giusto doversi spostare di tantissimi km al giorno per lavoro e nei fine settimana per svago.
Penso che quando pubblicizzano un'auto, dovrebbero comparire le scritte dei morti e feriti sulla strada per prevenire un abuso dell'utilizzo dei mezzi a motore, un po' come sulla sigaretta c'è scritto che provocano il cancro.

Se già cadere in bici ai 20 all'ora può provocare delle ferite che perdurano per settimane (e se si sbatte la testa è la fine), figurarsi cosa può voler dire schiantarsi ai 100 all'ora dentro un complesso di lamiere contro un'altra costruzione simile.

Le autostrade, anche se i dati non mi danno ragione, le considero pericolosissime perchè invogliano ad andare veloci: c'è solo la strada per le auto, moto e camion, non ci si deve fermare ai semafori come in città, non ci sono strisce pedonali, non si attraversano paesi, non ci sono curve a gomito, è ideata proprio per andare il più veloce possibile con due-tre corsie per sorpassare.
Anche qui, come per le gare, troviamo la pazzia del nostro sapere e dominio tecnico-scientifico che tutti esaltano in nome dell'intelligenza.
Sarà intelligenza, ma non ho mai visto delle bestie ignoranti ammazzarsi perchè qualcuno gli aveva instillato la necessità di andare più veloce, l'ansia produttivista del ritardo che ci trasforma in merci.

3 commenti:

Inneres Auge ha detto...

pure lui è una vittima del progresso. Le parole del grande GIacomo Agostini sono state "dobbiamo smetterla con il progresso a tutti i costi"...
ormai si va verso motociclette con i motori degli aerei

Zio Scriba ha detto...

Concordo... e tornando con la mente a quel mio post su morti e mortastri (nel senso di fare figli e figliastri per ragioni di audience, e di idiozia) aggiungo che il Vero Lutto sono le decine e decine di ragazzi e ragazzini che crepano per emulare quelle moto da corsa di merda, e non quello che si sta melodrammaticamente celebrando oggi (con tutto il rispetto per il povero motociclista, che manco sapevo chi fosse e non mi ha fatto niente di male...)
Concordo anche su quei disgraziati di SCHIAVI VELOCI che sulle autostrade muoiono e uccidono...

Danx ha detto...

Purtroppo anche il pur simpatico Simoncelli era fissato con la competizione e il voler vincere come dovere.
Ognuno si cerca la propria morte..anche se sono molti quelli che muoiono o rimangono gravemente feriti da innocenti.

Belle parole quelle di Agostini, lui ha capito tutto, per fortuna non sono ancora tutti rimbecilliti!