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23 ottobre 2012

Finti scienziati giustamente condannati

La comunità scientifica internazionale si stringe intorno agli scienziati italiani della Commissione grandi rischi riunitasi all'Aquila nel 2009 nei giorni precedenti il grande scossone sismico di cui tutti quanti noi ricordiamo le conseguenze (conseguenze letali più per colpa dei costruttori che della natura..), adducendo come motivo di tale solidarietà, il fatto che questi scienziati, fra cui il famoso Enzo Boschi, siano stati condannati per non aver predetto la catastrofe.
Come dice un lettore del Messaggero, "Quello che io trovo assolutamente disonesto è quanto sostengono i mezzi di informazione, tutti o quasi, e che cioè i membri della Commisione Grandi Rischi siano stati condannati per non aver previsto il terremoto.Così non è:
sono stati condannati per superficialità e per essersi lasciati andare a dichiarazioni condizionate dal volere di Bertolaso."
Ma le cose non stanno così, infatti questi scienziati non erano-sono-saranno tenuti a fare i nostradamus, bensì semplicemente dovevano consentire l'evacuazione, scelta che qualsiasi persona raziocinante poteva prendere per via delle numerose scosse che affliggevano l'Abruzzo in quei giorni, quando invece si scagliarono contro il loro collega Giuliani (benchè, mi pare, di grado inferiore) che secondo loro voleva allarmare la popolazione e che per questo doveva essere denunciato appunto per "procurato allarme".

I 7 affermarono che c'era una bassa probabilità di un evento sismico di magnitudo maggiore o uguale a 5.9. Probabilità, non possibilità che sono due cose diverse, per cui bisogna prevenire evacuando. Meglio prevenire che curare, o no?
Leggete su Panorama:

"Dopo le forti scosse in Emilia in gennaio, fu l’occasione per ricordare quanto scrissero nell’ottobre 1995 Enzo Boschi, Paolo Gasperini e Francesco Mulargia sul bollettino della Società sismologia americana: in Italia «l’immediata probabilità di un evento sismico di magnitudo maggiore o uguale a 5.9 è stimata molto bassa in tutte le regioni tranne la Sicilia sud-orientale e l’Appennino abruzzese. Nell’immediato futuro (circa 20 anni) la probabilità stimata è alta (oltre il 65 per cento) anche nell’Appennino forlivese e nella regione di Naso-Capo d’Orlando», cioè la costa siciliana di fronte alle Eolie. Entro il 2015, dunque, c’era un’alta probabilità di forti terremoti in quattro aree. L’Aquila era una di queste e infatti lo studio è agli atti del processo a carico della Commissione grandi rischi.
Un semplice cittadino potrebbe domandarsi: se a L’Aquila c’era uno sciame in atto da mesi, se il periodo indicato nel 1995 era giusto, se L’Aquila era una di quelle zone a rischio, perché non si è pensato che forse, mille volte forse, poteva verificarsi un terremoto e si è invece deciso di tranquillizzare?Tutti dovrebbero stamparsi in mente la frase pronunciata dall’avvocato Maurizio Cora, che nel sisma del 6 aprile perse la moglie e le due figlie nel crollo del palazzo di via XX Settembre, di fronte all’ormai famosa Casa dello studente: «Bastava che dicessero “non sappiamo che succede”, e io non avrei tenuto la mia famiglia a casa»"

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