27 marzo 2015

GERMAWINGS: e se non si fosse suicidato?

TRAGEDIA GERMANWING

Dopo alcune ipotesi, ecco la presunta verità: l'aereo si è schiantato contro la montagna perché il giovane co-pilota, una rimasto solo e chiuso nella cabina di pilotaggio, ha deciso di suicidarsi.

Vero che in passato ebbe problemi di depressione, vero che a quanto pare non fece alcuni test ultimamente, vero che quel giorno doveva starsene a casa (e perché l'hanno fatto entrare in aeroporto? Dei tedeschi poi, precisi e severi come sono!) ecc., ecc., ma la depressione non porta soltanto a volersi suicidare, porta molto più semplicemente a vivere momenti non solo di angoscia ma di apatia totale, dove non ci si ricorda il proprio nome, la data, il giorno, non si sa dove ci si trova, ci si può sentire dentro un'altra vita della quale non si sa che farsene, ecc., per cui questo ragazzo tedesco può aver vissuto sensazioni simili durante gli ultimi minuti di volo, per poi schiantarsi per il semplice motivo che in quei momenti non ci si rende conto di dove si è e di cosa si deve fare. Si è praticamente totalmente inattivi. Il pilota poteva benissimo non essersi accorto dello stato mentale del collega perché un depresso solitamente non racconta in giro della sua malattia e quando soffre la depressione, cerca di mascherarla. Per cui, so che  può sembrare strano, ma più che di suicidio io parlerei di fatalità, di puro caso.

Poi, per carità, anche la tesi del suicidio ci sta perché magari ce l'aveva col mondo e cosa c'è di meglio che far morire tante altre persone col mondo che poi guarda il "risultato finale"?

Questo mio breve testo può forse servire per evitare che la gente si scagli contro i suoi genitori, perché se le cose stanno così, la colpa non è sua (non voleva suicidarsi, ma semplicemente era in uno stato di apatia o peggio), ma di chi ha continuato a farlo lavorare.

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