10 novembre 2011

Capitalismo e consumismo: vogliono starci tutto dentro

L'ho già scritto molte volte, ma continuo a ripeterlo e solo per il bene della gente che ho criticato e che mi appresto a criticare di nuovo.

Chi protesta, siano essi indignados contro la finanza o gente comune solitamente silenziosa, lo fa non perchè è diversa da chi ci comanda (datori di lavori, politici, banchieri, ecc.), ma perchè vuole continuare a fare parte di questa società, quindi è uguale a questi potenti che badano la loro vita sulla quantità e sul prelievo forza di energia e vita altrui per soddisfare questo loro desiderio anti-vita.

Tra l'altro, questi che si lamentano, non si rendono conto che, pur avendo uno stipendio, sono costretti a tirare la cinghia per il semplice fatto che o sono schiavi della moda sia vestiaria che tecnologica, o sono schiavi in tutto e le loro case sono simili a dei grandi magazzini dove la roba arriva dopo svariati viaggi in automobile.

Nessuno arriva a comprendere che oggi, rispetto a 10-15-20 anni fa, l'uomo medio ha molte più occasioni di spendere denaro perchè c'è molta più roba. Sento parlare in giro del bisogno di produrre di più o della bellezza dei nuovi aggeggi come l'I-Phone, neanche fossero sorgenti d'acqua pura che non fa invecchiare, ma dai! Se si produce di più, la gente dovrà sprecare più tempo per lavorare, spendere e consumare (e magari andare all'ospedale causa lavoro e trasporto casa-lavoro); se ci si emoziona per un telefono, è perchè i rapporti umani diretti sono finiti, sono crollati sulla tecnologia che li doveva esaltare, sono stati annichiliti, quindi la felicità dettata dal tatto su quel materiale, finisce presto perchè la controparte (il telefono o altro) non sorride mica..

Tutti delle formichine che perpetuano il sistema, inconsci delle problematiche scaturite dalle fisse dinamiche che si rigenerano col passare delle generazioni, sicuramente perchè si viene allevati guardando solo i lati positivi, se così possiamo chiamarli: luci, giochi, velocità, quantità.


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