10 novembre 2011

Michel Foucault sul docile assoggettamento


Terzo post su Michel Foucault (il primo
qui e il secondo qui):

"I corpi docili"

"..in ogni società il corpo viene preso all'interno di poteri molto rigidi, che gli impongono costrizioni, divieti ed obblighi. Ma ci sono novità in queste tecniche. Prima di tutto la scala del controllo: non si tratta di intervenire sul corpo in massa, all'ingrosso, come fosse un'unità indissociabile, ma di lavorarlo nel dettaglio; di esercitare su di esso una coercizione a lungo mantenuta, di assicurare delle prese al livello stesso della meccanica - movimenti, gesti, attitudini, rapidità: potere infinitesimale sul corpo attivo.
Poi, l'oggetto del controllo: non più gli elementi significanti della condotta o del linguaggio del corpo, ma l'economia, l'efficacia dei movimenti, la loro organizzazione interna. La costrizione verte sulle forze piuttosto che sui segni; la sola cerimonia veramente importante è quella dell'esercizio.
Infine, la modalità: essa implica una coercizione ininterrotta, costante, che vaglia sui processi dell'attività piuttosto che sul suo risultato e si esercita secondo una codificazione che suddivide in rigidi settori il tempo, lo spazio, i movimenti.
Metodi che permettono il controllo minuzioso delle operazioni del corpo, che assicurano l'assoggettamento costante delle sue forze ed impongono loro un rapporto di docilità-utilità: è questo ciò che possiamo chiamare le discipline.

Molti dei procedimenti disciplinari esistevano da lungo tempo - nei conventi, negli eserciti, nelle manifatture anche. Ma le discipline divennero nel corso del secolo XVII e XVIII formule generali di dominazione. Diverse dalla schiavitù poichè non si fondano su un rapporto di appropriazione dei corpi; è la stessa eleganza della disciplina a dispensarla da quel rapporto costoso e violento, ottenendo effetti di utilità almeno altrettanto grandi. Diverse anche dalla domesticità, che è un rapporto di dominazione costante, globale, massiccio, non analitico, illimitato e stabilito sotto la forma della volontà singola del padrone, del suo capriccio. Diverse dal vassallaggio che è un rapporto di sottomissione altamente codificato, ma lontano, e che verte meno sulle operazioni del corpo che non sui prodotti del lavoro e sugli emblemi rituali della sottomissione. Diverse anche dall'ascetismo e dalle discipline di tipo monastico, che hanno la funzione di assicurare delle rinunce piuttosto che delle maggiorazioni di utilità che, se implicano l'obbedienza ad altri, non hanno come fine principale un aumento della signoria di ogni individuo sul proprio corpo.
Il momento storico delle discipline, è il momento in cui nasce un'arte del corpo umano, che non mira solamente all'accrescersi delle sue abilità, e neppure all'appesantirsi della sua soggezione, ma alla foramzione d'un rapporto che, nello stesso meccanismo, lo rende tanto più obbediente quanto più è utile, e inversamente.

Prende forma allora, una politica di coercizioni che sono un lavoro sul corpo, una manipolazione calcolata dei suoi elementi, dei suoi gesti, dei suoi comportamenti. Il corpo umano entra in un ingranaggio di potere che lo fruga, lo disarticola e lo ricompone. Una anatomia politica, che è anche una meccanica del potere, va nascendo. Essa definisce come si può far presa sui corpi degli altri non semplicemente perchè facciano ciò che il potere desidera, ma perchè operino come esso vuole, con le tecniche e secondo la rapidità e l'efficacia che esso determina.

La disciplina fabbrica così corpi sottomessi ed esercitati, corpi docili.
[..] Se lo sfruttamento economico separa la forza dal prodotto del lavoro (non c'è più bisogno della frusta, ndb), diciamo che la coercizione disciplinare stabilisce nel corpo un legame di costrizione tra una attitudine maggiorata ed una dominazione accresciuta."

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