18 settembre 2011

Il mito della velocità

Più si va veloci e più si è contenti, aaaah, finalmente ci si gode la vita!
Ma che siamo scemi???

Eppure le fabbriche di auto, moto e ogni altra cosa che va a motore, puntano innanzitutto sulla velocità, lo vediamo dagli spot dove i mezzi, a motore appunto, sfrecciano come neanche nelle gare di Rally e Formula 1, e come vediamo dalla "diatriba" fra Marchionne della Fiat e Santoro di Annozero.

Qualche mese fa, infatti, un giornalista dell'entourage di Michele Santoro avrebbe fatto un paragone fra tre auto, e una di queste era della FIAT.
Il risultato finale, basato sulla velocità, sbugiardava un test, a favore della FIAT, compiuto da una famosa rivista automobilista e, siccome la trasmissione Rai venne vista da milioni e milioni di italiani, i vertici della fabbrica torinese si inalberarono alquanto chiedendo un risarcimento per danno di immagine di ben 20 milioni di Euro (poi divenuti 1,5), perchè secondo loro l'unico test vero fu quello della rivista (letta da molte meno persone).


A me della verità su questo stramaledetto test della velocità non interessa, mi interessa invece evidenziare la malattia mentale dei produttori, degli industriali, dei manager, dei pubblicitari, dei giornalisti e di chi compra le automobili e le moto: più si va veloci, più aumenta il rischio di fare un incidente che solitamente coinvolge anche altre persone assolutamente innocenti, quindi non si può che essere dei pazzi scatenati, dei malati di mente a desiderare mezzi veloci, anzi, velocissimi, insomma, chi la pensa così ha una mente CRIMINOSA!

In un mondo costituito da una rete stradale fittissima e trafficatissima, che senso ha pensare alle auto e alla velocità? Velocità che è utile per..arrivare per primi al prossimo semaforo o al prossimo ingorgo? O per morire da giovani da veri eroi dell'urbe che hanno così sconfitto la vecchiaia?

Da veri schiavi del patriarcato badiamo alla quantità che produce ricchezza, e chi ottiene questa ricchezza ovviamente non può che badare anch'egli alla quantità come un uomo della strada qualunque che pensa ad accumulare beni all'interno della sua ridicola proprietà privata, la quale invece serve ai ricchi miliardi per impossessarsi della terra intera, lasciando a noi dei piccoli pezzetti che potremmo benissimo chiamare loculi e a cui, impensanbile, ci teniamo tantissimo.

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