8 dicembre 2011

I benestanti di Berlusconi: sempre di meno!

Oggi a Marsiglia, Berlusconi ha affermato che gli italiani sono benestanti.

Ma tutti, tutti-tutti?
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O la maggioranza?
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E sono sparsi in modo omogeneo lungo tutto lo "stivale" o ce ne sono di più al Nord?
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O sono solo una buona fetta?
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Ma tutti gli occupati sono benestanti?
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E un contadino, quindi un occupato, è benestante quanto un avvocato?
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Non lo sapremo mai, ciò che conta è un bello slogan rinfrancante!

E' inutile che vi dica che non basta avere un lavoro per essere benestanti (che poi è un termine che non centra nulla con la quantità di denaro incassata, dato che vuol dire "stare bene", ma siamo così patriarcal-capitalisti che non conta la salute e il morale, ma la quantità, se ci pensate, ogni aspetto della nostra vita in società è basata sulla quantità. Si dovrebbe piuttosto usare, come ideò Erich Fromm nel libro "Avere o essere?", il termine benavere), infatti quanti sono quelli che si lamentano per lo stress, le troppe ore, la monotonia, lo sfruttamento, la paga bassa, la fatica e anche per i pericoli di infortuni se non di morte nei più svariati cantieri o anche dentro qualche laboratorio artigianale?

Per ergermi ad un livello superiore di Silvio, non devo farla troppo lunga, mi basta diffondere questo dato, del Genanio 2011, che ho scovato nel sito "EmiliaRomagnaLavoro"

"Il numero dei disoccupati, pari a 2.145 mila (2 milioni e 145 mila, ndb), registra una crescita dello 0,1% (+2 mila unità) rispetto a dicembre. Il risultato è sintesi della crescita della disoccupazione femminile e della flessione di quella maschile. Su base annua la crescita del numero di disoccupati è del 2,8% (+58 mila unità).
Per il terzo mese consecutivo il tasso di disoccupazione si attesta all’8,6% con una crescita di 0,2 punti percentuali su base annua. Prosegue la crescita del tasso di disoccupazione giovanile, che raggiunge il 29,4%".

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